“Sciopero generale, stop alla trattativa con Confindustria”: la Fiom “striglia” la Cgil

Pubblicato il 9 Novembre 2010 11:18 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2010 11:28

Basta trattare con gli industriali, è il momento di scendere in piazza: è questo il pensiero della Fiom che ha chiesto alla Cgil di abbandonare il tavolo sulla produttività aperto con la Confindustria e di mettere in campo al più presto lo sciopero generale di tutte le categorie.

La richiesta è contenuta nel documento approvato dal Comitato centrale dell’organizzazione dei metalmeccanici. Il documento, votato all’unanimità ma senza la presenza della minoranza del sindacato (ha spiegato il presidente del Comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi), prevede due ore di sciopero con assemblee da effettuarsi entro la fine di gennaio, momento nel quale è stata fissata l’assemblea nazionale dei delegati metalmeccanici a sostegno della riconquista del contratto nazionale.

La risposta della Cgil è arrivata per bocca del segretario confederale Vincenzo Scudiere: “La produttività è un tema vero sul quale accettare la sfida. E’ necessario un incontro a breve tra le segreterie di Cgil e Fiom per affrontare seriamente le questioni in campo. Questa è la fase in cui la Cgil deve tornare in campo con delle proposte e sarebbe un peccato se su queste non si ritrovasse la Fiom. La produttività è un tema vero sul quale accettare la sfida proponendo la sua alternativa a quanti individuano nel lavoro le origini della scarsa produttività del Paese”.

Nella polemica tra Fiom e Cgil si inserisce il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi: “Bene ha fatto la Cgil a rispondere di no alle richieste della Fiom. Nelle prossime ore invierò alle parti sociali il testo dello statuto dei lavori destinato a superare l’attuale statuto dei lavoratori”. Secondo il ministro “nella discussione sulla produttività si dovranno incentivare le parti del salario, come quello aziendale, più direttamente legate agli incrementi produttivi. Ad esempio, stabilito che un aumento salariale spetta a tutti i lavoratori di una categoria si potrebbe pensare di tassarlo solo al 10 per cento, invece dell’attuale 23, nel caso in cui venga legato a precisi obiettivi produttivi in fabbrica”.