Sconti fiscali, tagli fino a 1,3 mld. No agevolazioni quando sussidi impliciti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 luglio 2015 10:10 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2015 10:10
Sconti fiscali, tagli fino a 1,3 mld. No agevolazioni quando sussidi impliciti

Sconti fiscali, tagli fino a 1,3 mld. No agevolazioni quando sussidi impliciti

ROMA – Spending review necessaria per efficientare la macchina pubblica ma soprattutto per reperire risorse. Che serviranno però, almeno l’anno prossimo, non tanto a finanziare il maxi-taglio delle tasse promesso dal premier Matteo Renzi ma a disinnescare la ‘mina’ di un maxi-aumento di Iva e accise da oltre 16 miliardi, eredità sotto forma di clausole di salvaguardia del governo Letta e dell’ultima legge di Stabilità. Il menù allo studio dei tecnici di Palazzo Chigi e Tesoro, guidati dal nuovo commissario Yoram Gutgled, è ricco e in parte noto (e almeno un terzo dei risparmi dovrà arrivare da una nuova sforbiciata ai ministeri da 3-4 miliardi) anche se per fissare l’entità dei singoli interventi serviranno “scelte politiche” che non dovrebbero arrivare prima di settembre.    –

TAX EXPENDITUR NEL MIRINO. E’ il caso della revisione degli sconti fiscali (282 voci riconducibili a sconti fiscali per 161,3 miliardi nel 2015, già indicata nel Def e regolata con un decreto attuativo della delega fiscale, che diventerà annuale. Indiscrezioni di stampa parlano di un possibile intervento sul 2016 da 1-1,3 miliardi. Fonti di maggioranza spiegano che si potrebbe anche arrivare a 2 miliardi, ma che il tema è “molto delicato” anche perché ridurre sconti fiscali, viene spiegato, di fatto si traduce in un “aumento delle tasse” per le categorie interessate. Si potrebbe comunque partire da quegli sconti che appaiono “sussidi” mascherati, come ha suggerito l’Ufficio parlamentare di bilancio.

Il faro potrebbe accendersi su trasporti e agricoltura, i settori più ‘premiati’ dagli sconti (rispettivamente 3,5 e 1,7 miliardi). In passato si era affacciata anche l’idea di una revisione più profonda, legando ad esempio al reddito alcune agevolazioni, come quelle per le spese sanitarie. Al setaccio anche gli incentivi alle imprese che, secondo il Def, insieme alle agevolazioni fiscali dovrebbero riportare in casa circa due miliardi e mezzo. Marco Rogari sul Sole 24 Ore illustra composizione e caratteristiche (e strategie di soppressione delle voci considerate semplici sussidi) dell’intero ammontare delle tax expenditures.

Nel caso del parametro dei 161,3 miliardi, l’Upb (Ufficio parlamentare di bilancio) sottolinea che una fetta pari all’80% dell’ammontare finanziario complessivo è riconducibile a un grande blocco di agevolazioni fiscale che comprende misure generali senza alcuna specifica destinazione settoriale. Il restante 20% degli sconti fiscali ha invece una funzione di sostegno di specifici settori (valgono 32,1 miliardi).

E su questo versante gli sconti che comportano maggiori perdite di gettito sono concentrati in particolare in cinque settori: edilizia e mercati immobiliari (12,9 miliardi di mancato gettito), mercati finanziari e assicurativi (7 miliardi), trasporti (3,5 miliardi per il complesso di quelli aerei, autotrasporto, marittimi e ferroviari), sanità (3,1 miliardi) e agricoltura (1,7 miliardi).

L’Ufficio parlamentare di bilancio fa anche notare che per interventi immediati la barra potrebbe essere indirizzata su voci settoriali «di impatto contenuto» che emergono soprattutto dalle aree delle accise sui prodotti energetici e dell’Irap partendo da cosiddetti «sussidi impliciti». (Marco Rogari, Il Sole 24 Ore).