Sconto tasse se paghi elettronico, 2% di tassa per prelievi contanti sopra 1500 al mese. Idea Confindustria, ma…

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 12 Settembre 2019 14:26 | Ultimo aggiornamento: 12 Settembre 2019 14:26
Sconto sulle tasse se paghi con metodo elettronico, 2% di tassa per prelievi contanti sopra 1500 al mese. Idea Confindustria, ma...

Nella foto Ansa, un pagamento col bancomat

ROMA – Sconto tasse, minimo ma sconto. Sconto tasse come incentivo ad usare la moneta elettronica, come premio se paghi in maniera tracciabile, cioè con un bonifico, una carta di credito, una carta bancomat

Potrebbe funzionare così: si stabilisce una cifra, un plafond annuo. Duemila, cinquemila, diecimila euro? Se il contribuente effettua in corso d’anno pagamenti tracciabili per quella cifra, allora lo si premia con una detrazione dall’imponibile. Cioè gli si scala, gli si abbona un po’ di tasse da pagare nell’anno successivo. Poca cosa, piccolo sconto. Ma soldi sicuri da portare a casa senza fatica. Il contribuente ci guadagna quel che sarà, poco o tanto che sia. E il nero dell’economia si asciuga almeno un po’. Lo Stato ci rimette un po’ di tasse dal contribuente che le paga, lo Stato ci guadagna un po’ di tasse dal contribuente che si fa pagare in contanti e quindi talvolta, spesso, sempre…?

E insieme allo sconto tasse se paghi elettronico la punizione fiscale per chi usa troppo contante. Nella forma di una tassa pari al due per cento se si preleva al bancomat più di 1500 euro al mese in contanti. Prelevi duemila in contanti? Paghi il due per cento di 500, cioè 10 euro di trattenuta che poi viene girata allo Stato. Così, se non son soldi neri, perdi l’abitudine a fare tutto in contanti.

La proposta è di Confindustria. Ed ha un suo perché, più grande degli interessi di Confindustria. In un tempo ormai lungo e chi si prolungherà di tassi zero, in un tempo in cui l’investimento finanziario premia poco, in un tempo in cui i conti correnti sono pieni di liquidità che non sa dove andare, investire i propri denari attira relativamente poco. Di converso il contante appare se non più sicuro più remunerativo.

Più remunerativo perché il contante è spesso di fatto esentasse. Quindi inventarsi qualcosa per premiare i pagamenti tracciabili e scoraggiare l’uso del contante è questione fondata e di collettivo interesse. Ma la proposta di Confindustria appare astratta, elaborata quasi come si ignorasse il paese in cui calarla. L’uso massiccio del contante in mezza Italia, da Roma in giù, è sì funzionale all’economia in nero ma è anche questione culturale. Culturale l’affezione alla mazzetta di banconote. E questione, in parte tecnologica (nel Sud in molte aree un Pos ci mette una vita a collegarsi e a ratificare la transazione).

Il contante non lo sconfiggi punendolo con un pedaggio al bancomat. Pedaggio che poi la pubblica opinione vivrebbe come “pizzo” imposto dalle banche, dal governo, dal sistema. Insomma la mini tassa al bancomat è socialmente e politicamente impraticabile.

Meglio ovviamente il mini sconto fiscale se paghi elettronico. Ma, se non c’è l’introito della mini tassa sul contante chi lo paga il mini sconto fiscale? Meglio allora l’altra proposta che, inascoltata, circola da qualche tempo: assegnare ad ogni contribuente una quota annuale di spese per la casa. Quota che potrà detrarre dal suo imponibile fiscale se documenterà pagamenti con relative fatture. Il contribuente ci guadagna e non protesta. Entra in conflitto di interesse con il fornitore di servizi o merci, l’artigiano, l’elettricista, l’ebanista, l’idraulico, il tecnico informatico, il pittore…A tutti questi chiede la fattura perché gli conviene. E lo Stato rientra del meno tasse a chi porta la fattura incassando tasse da chi senza fattura…

A restare poco contenti sono artigiani e fornitori di servizi e merci per la casa, sono loro che non sarebbero più pagati in contanti. Contanti che quasi tutti i pagatori scelgono dopo la rituale frase: “Con fattura viene 100, senza fattura 80, per lei dotto'”. D’altra parte se si vuole recuperare una parte dei 33,6 miliardi di Iva non pagata (anno 2017) qualcuno dovrà restare meno contento. Altrimenti si lascia perdere, come in fondo si fa da sempre.