Scudo fiscale/ I banchieri svizzeri non lo temono. Molti si domandano a chi serve. I dettagli della manovra

Pubblicato il 16 Luglio 2009 10:30 | Ultimo aggiornamento: 16 Luglio 2009 10:30

Tremonti ci riprova con lo scudo fiscale come fece nel precedente governo Berlusconi. Scoppia la polemica tra maggioranza e opposizione sul tema del “condono” ma la vera domanda da porsi è se la misura adottata dal governo italiano sarà davvero efficace nella lotta ai paradisi fiscali o finirà per essere, oltre che inutile per la lotta all’evasione, solo la trasformazione di terribili pene annunciate in una piccola multa per quelli che La Malfa chiamava “i pirati della lira”.

I banchieri della Svizzera italiana non sono così allarmati per il terzo scudo fiscale. Nel 2003, infatti, la misura di Tremonti fece rientrare nel “territorio” italiano circa 25-30 miliardi dal Ticino. Si stima però che il 50-60% di questi patrimoni sia rientrato nuovamente nelle casse virtuali delle banche elvetiche tramite proprio le loro filiali italiane. Inoltre c’è da dire che il nuovo scudo entrerà in vigore a settembre e quindi ci sarà anche tempo per le banche di elaborare una strategia per raggirarlo.

In cosa consiste lo “scudo-ter”? È una misura che permetterà il rientro in Italia dei capitali che si trovano all’estero. I patrimoni che si trovano nei Paesi extra Ue avranno l’obbligo di rimpatrio mentre quelli che si trovano in Europa potranno essere sia regolarizzati, lasciandoli tranquillamente dove sono, sia rimpatriati.

La garanzia che viene offerta a chi riporterà i capitali è sia l’anonimato (infatti è prevista tra intermediario e contribuente la compilazione di una “dichiarazione riservata” che non sarà trasmessa al fisco) sia che, come si legge nell’emendamento, «il rimpatrio o la regolarizzazione…non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria, in via autonoma o addizionale». L’emendamento, nella sua versione finale, non è esteso ai reati societari che precedentemente erano stati inclusi.

Tra le novità dello scudo di Tremonti, oltre al pagamento di un imposta straordinaria sui capitali, basata sui rendimenti lordi presunti e fissata al 5%, ci sono le pesanti sanzioni previste per chi decide di non aderire: sono, infatti, state raddoppiate dal 5-25% al 10-50% le penali sugli ammontari non dichiarati e accertati dal Fisco.