Scuola. Contributo volontario: come funziona, quanto si deve? Dai 280 euro di Treviso ai 40 di Tor Bella Monaca (Roma)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Settembre 2019 10:58 | Ultimo aggiornamento: 10 Settembre 2019 10:58
Scuola: contributo volontario, quanto costa?

Aula scolastica (foto Ansa)

ROMA – E’ normale, anzi è ormai una consuetudine consolidata, dover corrispondere alla scuola dei nostri figli un contributo economico annuale. Lo chiedono i presidi sulla base di una delibera del Consiglio d’istituto. E’ una prassi regolamentata dal Ministero dell’Istruzione. Ma, va detto con chiarezza, non è assolutamente obbligatorio. Si tratta di un contributo volontario per migliorare l’offerta formativa, ma è, sottolinea il Miur, “illegittimo, e si configura come una violazione del dovere d’ufficio, subordinare l’iscrizione degli alunni al preventivo versamento del contributo”.

Quanto costa

Sulla scorta dell’indagine sul tema del Corriere della Sera su licei e istituti tecnici italiani, bisogna rilevare importanti differenze tra nord e sud. La quota più alta la chiede l’istituto tecnico alberghiero Alberini di Treviso. Un “caso limite”, perché il conto arriva a 280 euro l’anno, motivato con il particolare contesto scolastico dove si insegna per esempio  a cucinare il pesce. 

In ogni caso, a Milano, il contributo medio supera abbondantemente i 100 euro. 170 euro al liceo scientifico Volta, 140 al Da Vinci, 150 euro al classico Parini e 130 al ginnasio Berchet.

A Roma 100 euro al ginnasio Mamiani, 150 euro al Visconti, 120 euro al Virgilio, ma 60 all’Istituto tecnico Leonardo da Vinci. E solo 40 allo scientifico Amaldi di Tor Bella Monaca (liceo di periferia dove peraltro si è diplomato il neo ministro Lorenzo Fioramonti). A Napoli oscilla intorno ai 100 euro di media. A Palermo tra i 50 e i 70 euro.

Un genitore su 5 non contribuisce

La quota, diciamo così, di renitenti al contributo, si aggira sul 20%. Chi non paga non dà spiegazioni e i presidi non ne chiedono. Possono, però, decidere di abbassare le pretese per coinvolgere anche i più riluttanti. Proprio l’esempio di Tor Bell Monaca è illuminante. “Prima che arrivassi io, tre anni fa, il contributo era di 100 euro e infatti non lo versava nessuno – dice la preside Maria Rosaria Autiero –. Allora l’abbiamo ridotto a 40 euro, indicando esattamente come vengono impiegati i soldi, per esempio nel nostro sportello psicologico, però ancora in pochi pagano: il primo anno tutti, poi si scende al 30%”. (fonte Corriere della Sera, QuiFinanza)