Scuole chiuse, quanto costano: in Gb 45mila euro (almeno) in meno negli stipendi futuri. In Italia neanche lo contiamo

di Riccardo Galli
Pubblicato il 4 Febbraio 2021 10:45 | Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2021 17:58
Scuola chiusa: 45mila euro (almeno) in meno negli stipendi dei futuri lavoratori

Scuola chiusa: 45mila euro (almeno) in meno negli stipendi dei futuri lavoratori (Foto d’archivio Ansa)

Scuole chiuse, quanto costa tenere le scuole chiuse? L’allarme arriva dall’Istituto per gli Studi fiscali: lo Stato perderà 100 miliardi di mancate tasse. L’equivalente di mezzo Recovery Plan. Ma la stima non riguarda i conti italiani, bensì quelli della Gran Bretagna, Paese che nell’agenda delle riaperture mette la scuola al primo posto, davanti a bar e ristoranti. In Italia nessuno si è preso nemmeno la briga di provare a stimare l’impatto economico della chiusura delle scuola.

Quarantamila sterline in meno di guadagni (più o meno 45 mila euro) nel corso della vita lavorativa: è la stima di cosa significherà nel futuro degli studenti di oggi la chiusura delle scuole dovuta alla pandemia. Una stima elaborata dall’Istituto per gli Studi Fiscali, uno dei più prestigiosi think tank economici di Londra. Moltiplicando quella cifra per gli 8 milioni e 700mila studenti britannici, si ottiene la somma di 350 miliardi di mancati guadagni, che a loro volta si traducono in mancate tasse per lo Stato pari a 100 miliardi.

Scuole chiuse, il danno per i futuri lavoratori

L’Istituto ha preso come parametro un milione di sterline di guadagni nel corso di una vita lavorativa (pari a 25 mila sterline l’anno per 40 anni di carriera), calcolando che ogni anno di scuola aumenta il reddito dell’8 per cento. Così dai sei mesi di lezioni saltate discendono quelle 40 mila sterline pronosticate dallo studio. Una stima persino per difetto. A Londra le scuole sono infatti ancora chiuse e non riapriranno prima di marzo e 25mila sterline, 30mila euro, non rappresentano un reddito particolarmente alto, anzi.

Costo non solo educativo quindi che lo Stato inglese sembra avere ben presente. Il piano riaperture del governo di Londra partirà infatti proprio dalla scuola, considerata la priorità numero uno, mentre negozi e ristoranti verranno solo in un secondo momento, fra aprile e maggio. L’Istituto per gli Studi Fiscali ha raccomandato, come rimedio ai mesi di scuola perduti, di allungare l’anno scolastico o di istituire delle scuole estive di recupero, e il governo Johnson sta pensando di seguire questo consiglio.

Scuole chiuse, e in Italia? In Italia chissà

Nel nostro Paese le scuole sono state chiuse oltre 3 mesi la scorsa primavera e, al netto delle varie quarantene di classe, gli studenti delle superiori ne hanno persi più o meno altrettanti quest’anno. Paradossalmente però è persino difficile dire quanti siano i mesi persi visto che, oltre alle indicazioni nazionali, tantissime regioni hanno fatto di testa e calendario loro disponendo chiusure, aperture e persino optando per la libera scelta di ogni famiglia.

Da noi la scuola non rappresenta la priorità. E’ stata e continua ad essere la prima chiusa la scuola e l’ultima a riaprire. Colpa del sistema di trasporti è il paravento dietro cui, spesso, ci si nasconde. Anche se i problemi reali sono altri, come il personale scolastico che non si sente garantito. Ma la verità è che si tratta di una questione culturale: la scuola non rappresenta per l’Italia una priorità, la formazione delle future generazioni non è considerata un problema fondamentale del Paese e quindi del governo. Prima ci sono i ristori, le piste da sci, i ristoranti… E di ipotesi o piani di recupero nemmeno l’ombra.

“L’intero apprendimento è dinamico – sottolinea il rapporto dell’Istituto inglese – e si fonda su abilità e conoscenze acquisite a livelli precedenti. Senza un programma di recupero, i ragazzi lasceranno la scuola con minori conoscenze e abilità da applicare sul lavoro o una minore capacità di acquisire ulteriori competenze. C’è il rischio che il progresso tecnologico e l’innovazione rallentino”.