Seminerio: Alesina e Giavazzi Eureka! La priorità è la crescita, non il deficit

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Ottobre 2013 7:15 | Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2013 17:59
Seminerio: Alesina e Giavazzi Eureka! La priorità è la crescita, non il deficit

La Cura Letale, saggio anti-austerity di Mario Seminerio

ROMA – Come uscire dalla crisi? L’Europa a guida tedesca ha seguito la ricetta dell’austerity, che ha portato a conti pubblici più in ordine, moneta forte, ma alla stagnazione dell’economia, con disoccupazione galoppante soprattutto negli Stati mediterranei. Stati Uniti e Giappone hanno scelto il “deficit spending”: stimolare l’economia con investimenti pubblici, senza badare al deficit.

È la linea keynesiana più o meno sostenuta dal Nobel Paul Krugman e più o meno sostenuta sul Fatto Quotidiano da Mario Seminerio, studi bocconiani, editorialista, portfolio advisor, curatore del blog Phastidio.net è autore del libro anti-austerity “La Cura Letale”.

Seminerio critica Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, sostenitori di quello che a suo dire è un ossimoro: “L’austerità espansiva”.

“MENTRE attendiamo fiduciosi che si concretizzi la leggendaria ripresa, quella che di solito consente ai governi di vaticinare l’alba di una nuova era, dobbiamo prendere atto che la crisi fiscale del nostro paese è sempre più soffocante, e che mancano risorse anche solo per tentare alcune riforme minimali.

È tuttavia confortante che alcuni economisti editorialisti, di quelli che da anni tracciano la via per la salvezza, stiano giungendo lentamente a prendere consapevolezza che ciò che manca oggi è la domanda aggregata, e che senza di essa le riforme dal lato dell’offerta, quali quelle del mercato del lavoro e le liberalizzazioni, non sono sufficienti a determinare il rilancio dell’economia, pur essendo ovviamente necessarie.

La costruzione europea, come noto, non prevede stimoli fiscali su scala continentale, lasciando i singoli paesi a perseguire il feticcio del 3 per cento di deficit-Pil, che di per sé non significa assolutamente nulla né è garanzia di virtù fiscale, come il nostro paese sta sperimentando sulla propria pelle. Che fare, quindi? Già un anno addietro Alessandro Penati, dalle colonne di Repubblica, chiedeva provocatoriamente una tregua fiscale fatta di aggressivi tagli di tasse senza copertura, per finanziare riconversioni produttive e riduzioni di costo del lavoro. Ovviamente, in simile situazione, il deficit esploderebbe, e servirebbe quindi un patto politico europeo fatto di tagli futuri di spesa, con tutti i rischi di promesse non mantenute che ciò implicherebbe”.

Per Seminerio Giavazzi e Alesina hanno tardivamente scoperto che la protezione del rapporto deficit/pil è preoccupazione secondaria di fronte all’incubo di una crisi economica senza fine:

“Negli ultimi giorni anche Francesco Giavazzi e Alberto Alesina hanno rilanciato l’idea di tagli di tasse fatti in deficit, eventualmente da barattare con un commissariamento europeo. Non accadrà nulla di tutto ciò, ovviamente, ma è confortante osservare che, sia pure con ritardo, anche i gran sacerdoti dell’ossimorica austerità espansiva hanno scoperto che servirebbe una transizione fatta con stimoli fiscali, cioè in deficit. Meglio tardi che mai”.