Sergio Marchionne, l’uomo che non ti aspetti: le battute e le frasi più celebri

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 luglio 2018 12:20 | Ultimo aggiornamento: 25 luglio 2018 12:20
Sergio Marchionne, l'uomo che non ti aspetti: le battute e le frasi più celebri

Sergio Marchionne, l’uomo che non ti aspetti: le battute e le frasi più celebri (Foto Ansa)

TORINO – “Dopo la prima laurea in filosofia mio padre aveva già scelto il colore del taxi che voleva farmi guidare perché diceva che non sarebbe servita a nulla”: è un Sergio Marchionne ironico, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] caustico, a tratti divertente quello che emerge in alcune battute e frasi dette durante i 14 anni ai vertici di Fca. Battute che portano anche un po’ di umanità, si potrebbe dire, in quello che è stato uno dei manager più rilevanti degli ultimi anni.

“Io in politica? Scherziamo? Faccio il metalmeccanico, produco auto, camion e trattori”, disse in tv nell’ottobre 2010, lui che più volte si sentì invitare da Silvio Berlusconi a debuttare in Forza Italia. “Io non sono nato in una casta privilegiata, mi ricordo da dove vengo, so perfettamente che mio padre era un maresciallo dei carabinieri”, si difende da alcuni attacchi nel settembre 2012.

LA FIAT – “Abbiamo investito nel mestiere con una disciplina quasi calvinista, abbiamo restituito la dignità del lavoro alla gente degli stabilimenti che erano stati quasi completamente abbandonati” e così “siamo riusciti a ricreare una cultura della produzione che la Fiat aveva perduto”, disse nel 2007.

“Voglio che la Fiat diventi la Apple dell’auto. E la 500 sarà il nostro iPod”, annunciò nel giorno della presentazione della Nuova 500 nel 2007. “Ora la cosa più importante è mantenere la disciplina che la ristrutturazione ha portato. Dobbiamo evitare di essere arroganti. Il successo non è mai permanente, ma deve essere guadagnato giorno per giorno”, afferma nel febbraio 2012.

“Qualunque cosa pensiate sui progressi di Fca fino ad oggi, c’è un elemento che resta valido e garantisce il successo del piano: riguarda la nostra cultura, la leadership della nostra azienda. Siamo dei ‘revenants’, dei redivivi”, affermò nel giugno 2018, poco prima di essere ricoverato, citando il musicista Bobby McFerrin e aggiunse: “Noi lavoriamo in un settore in cui il metodo e il processo sono fondamentali. Noi saremo sempre come la musica, improvviseremo, saremo agili, aperti al dibattito, umili, ma impavidi e non ci sarà mai posto per la mediocrità”.

L’ITALIA – “L’Italia è un Paese con una delle più grandi ma inespresse potenzialità che io conosca, è un Paese che non si vuole bene. Sulle prime quattro o cinque pagine dei giornali si legge solo di litigi e di discussioni che non hanno impatto sull’Italia e sul futuro dei giovani. Se non smettiamo di portare avanti questi dibattiti, non faremo molta strada”, avvertì nel dicembre 2007. “Noi italiani siamo da sempre il Paese dei Gattopardi. A parole vogliamo che tutto cambi, ma solo perché tutto rimanga com’è”, disse a Cernobbio nel 2014.

L’INDUSTRIA DELL’AUTO – L’industria dell’auto è “a metà strada dal paradiso e solo un miglio fuori dall’inferno”, avvertì citando una canzone di Bruce Springsteen nell’ottobre 2011. “Ho paura che la luce nel tunnel sia quella di un treno. La luce in fondo al tunnel si vedrà quando i problemi dell’Ue verranno risolti in maniera collettiva per singoli Paesi”, afferma nel settembre 2012.

IL FUTURO – “Marchionne lascerà un copione o istruzioni? Non ci sono copioni. Fca è un insieme di culture e di manager nati dalle avversità”, chiuse così la presentazione dell’ultimo piano industriale nel giugno 2018.