Settimana di scioperi con terno di scioperi: bus, poi treni, poi aerei. Stipendio corre, contratto no

di Lucio Fero
Pubblicato il 8 Febbraio 2021 10:43 | Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio 2021 11:00
Terno di scioperi: bus, poi treni, poi aerei. Stipendio corre, contratto no

Terno di scioperi: bus, poi treni, poi aerei. Stipendio corre, contratto no (Foto archivio Ansa)

Terno di scioperi: in una settimana in voluta e significativa sequenza il lunedì scioperano coloro che lavorano su e per bus e metro, insomma il trasporto pubblico locale. Martedì tocca ai treni. Venerdì agli aerei. Una trinità di scioperi che poi in fondo è una e trina, è infatti lo stesso sciopero in sostanza con triplice accidente: il rinnovo del contratto.

Contratto scaduto da tre anni

I lavoratori del trasporto pubblico locale, delle ferrovie e del comparto aereo vogliono il rinnovo del contratto. Altre categorie di lavoratori, non certo marginali come da ultimo i metalmeccanici, hanno ottenuto proprio in questi giorni il rinnovo contrattuale (circa 112 euro di aumento medio in tre anni più una quota di circa 200 euro in forme di welfare). E i metalmeccanici, non certo una categoria poco combattiva e non adusa a scioperare, hanno rinnovato il contratto senza bloccare fabbriche e produzione.

In tempi di Covid scioperi bus, treni e aerei… non è sembrato il caso. Non così i lavoratori dei trasporti, i cui scioperi in tempo di Covid hanno subito rilevante diminuzione ma hanno trovato modo di esserci anche in pandemia. Probabilmente perché lo sciopero dei trasporti è liturgia sacra per questa categoria e per i suoi sindacati.

Scioperi bus, treni, aerei: liturgia sacra e strategia perenne

Liturgia sacra e soprattutto strategia perenne quella dello scioperare da parte dei lavoratori del trasporto pubblico. La parolina magica è infatti “pubblico”. La contro parte dello sciopero è sempre il pubblico, l’utenza, la gente. Si infligge loro disagio, loro infliggono disagio ai politici, i politici infliggono alle aziende pubbliche il costo di dire più o meno sì alle richieste sindacali, le aziende che sono pubbliche e spendono denaro pubblico più o meno cedono e il pubblico, cioè i contribuenti, pagano per via fiscale. Questo il circuito consolidato. E’ accettabile, è decente che questo circuito si attivi anche in tempi di pandemia?

Lavoratori del trasporto pubblico, ad occhio non hanno avuto la peggio

Lavoratori del trasporto pubblico hanno diritto al nuovo contratto di lavoro ed anche, come tutti, ad eventuali aumenti nelle retribuzioni. Contratto che non corre categoria giustamente insoddisfatta. Però per i lavoratori del trasporto pubblico, come per tutto il pubblico impiego, stipendio corre e corre intatto. Il che di questi tempi non è poca cosa a fronte dei lavoratori di settori privati quasi interamente in Cassa Integrazione e fronte di lavoro autonomo a redditi dimezzati o anche peggio.

Nella crisi economico-sociale da Covid i lavoratori del trasporto pubblico, diciamo così ad occhio, anzi ad occhio nudo si vede non hanno avuto la peggior sorte. E questo non può che stridere con la naturalezza, scioltezza, abitudine con cui proclamano la settimana dei tre scioperi tre. Ultimo ma on ultimo: urticante la rivendicazione sindacale secondo cui lo sciopero è per la “sicurezza del servizio”. E’ per il contratto, per i soldi. Legittimo e ovvio. Farisaico e ipocrita quell’aggiungere sempre: non lo fo per piacer mio ma…

Rivendicazione di utente, almeno a Roma

Cittadino utente di bus nella Capitale scrive al Corriere della Sera: “La pratica in uso tra molti autisti Atac di utilizzare la mascherina solo per reggere il mento si giustifica solo con l’intralcio che essa reca al loro instancabile impiego del cellulare durante la guida oppure serve anche a dare sostanza al prossimo sciopero contro la mancanza di sicurezza sul lavoro?”. Ecco, quello dei lavoratori del trasporto pubblico è uno sciopero senza… mascherina.