Economia

Anziani costretti a condividere la case. Dividono spese, si fanno compagnia

Silver co-housing: anziani in case condivise. Dividono spese, si fanno compagnia

Silver co-housing: anziani in case condivise. Dividono spese, si fanno compagnia

ROMA – Si chiama silver co-housing e proprio come suggerisce la traduzione letterale significa condivisione della casa per chi ha i capelli d’argento, per dividersi il tempo e le spese nella terza età. Un’idea che ha già preso piede all’estero e che presto sarà una strada obbligata anche per il Paese Italia, alle prese col crescente invecchiamento demografico. A parlarne è Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, che riporta i numeri dell’ultimo lavoro dell’architetto Sandro Polci, ricercatore del Cresme (Centro ricerche economiche sociologiche e di mercato).

Il mondo, scrive Polci nel saggio Condivisione residenziale. Il silver cohousing per la qualità urbana e sociale in terza età, «potrà contare nel 2030 su due miliardi di anziani; in Italia, nel 1961 gli over 65 erano il 9,5% della popolazione; nel 2011 il 20,3%». Una percentuale molto più alta di quella planetaria. Del resto nell’ultimo mezzo secolo «la popolazione italiana è aumentata del 20%, quella anziana del 155%».

Prima di altri Paesi il sistema-Italia dovrà far fronte al fenomeno, descritto da Polci come una “patologia palla di neve”:

invisibile in avvio e, quando diviene visibile, difficile e dispendiosa da gestire. Sarà un mondo — sempre che non avvengano ad oggi eventi imprevedibili e ben peggiori — in cui essere giovani europei sarà quasi un vezzo».

Due gli ordini di problemi a cui dovremo far fronte. Il primo, più vistoso, è quello economico:

gli anziani che vivono da soli sono 3,5 milioni, ben 2,3 hanno più di 75 anni e in poco meno di un terzo dei casi abitano in case di proprietà che sei volte su dieci hanno più di quattro vani. Spesso in condizioni mediocri se non addirittura pessime perché i proprietari, per quasi la metà (46%), hanno pensioni inferiori ai 1.000 euro al mese e non sono dunque in condizione di provvedere a una sana manutenzione. Va da sé che, visto che «l’80% del bilancio mensile è impiegato per tre voci: casa, bollette, spesa», condividere una casa ristrutturata con spazi comuni «può generare una “liberazione di risorse” pari a 352 euro al mese a nucleo per nuclei di 2 persone, fino a 1.028 euro al mese per un nucleo di 4 persone. Si tratta di risorse che, una volta liberate, possono consentire notevoli incrementi della qualità della vita».

Secondo punto cui prestare attenzione, più silente e perciò stesso più pericoloso, è la solitudine senile:

questa soluzione potrebbe «liberare la popolazione anziana dalla solitudine, dall’isolamento e dall’esclusione sociale, superando i problemi di incuria e di mancata assistenza…»

Non ci saranno badanti a sufficienza e allora ben vengano soluzioni creative come questa dell’house sharing per anziani che oltretutto porrebbe un freno a certe derive urbanistiche, consentendo di reimmettere sul mercato da cento a duecentomila case.

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