“Porcata” slot machine: giravolte Pd, governo schizofrenico, ex Monopoli silenti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Dicembre 2013 10:26 | Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2013 13:12
"Porcata" slot machine: giravolte Pd, governo schizofrenico, ex Monopoli silenti

“Porcata” slot machine: giravolte Pd, governo schizofrenico, ex Monopoli silenti

ROMA – Slot machine: giravolte Pd, governo schizofrenico, ex Monopoli silenti. L’emendamento del Senato che impone la riduzione dei trasferimenti agli enti locali che approvino misure limitative in materia di giochi (in particolare le slot machine) “è una porcata” secondo Matteo Renzi, per cui “il Pd rimedierà”. Più corretto sarebbe stato dire, la maggioranza parlamentare cui appartengo e che dirigo ha approvato un emendamento porcata e che cambiarlo adesso dopo che un voto c’è stato è difficilissimo e infatti il Pd ha potuto presentare solo un ordine del giorno che può solo rimettere in discussione quanto votato il giorno prima.

E’ difficile, al di là del merito (molto controverso), non condividere l’immagine alla Doctor Jekill and Mr Hide del maggior partito di governo. Il primo vero altolà di Matteo Renzi rivela l’atteggiamento schizofrenico e improvvisato sul tema delicatissimo dei giochi. Da una parte il senso di opportunità politica sulla spinta dell’opinione pubblica contraria e spaventata dal diffondersi delle ludopatie, dall’altra una questione meramente contabile sdegnata ora dai vari sindaci e governatori ma non da uno Stato che le previsioni di gettito erariale dai giochi le mette nero su bianco per garantire all’Europa la tenuta sui conti e sulle quali imposta le manovre finanziarie, mentre moltissimi emendamenti e proposte parlamentari hanno come unica copertura immaginata solo le entrate delle tasse che arrivano dalle sale gioco. Senza contare che rimettere in discussione concessioni e licenze ha un costo, per via degli inevitabili contenziosi.

Emendamento civetta. La riduzione automatica dei trasferimenti agli enti locali in ragione di misure limitative sulle slot machine sconta un vizio di fondo: come si fa a calcolare in anticipo il danno erariale eventuale? L’emendamento porcata e l’ordine del giorno successivo hanno avuto come effetto quello di imporre “una rivisitazione generale della normativa” come ammette Federica Chiavaroli, la relatrice Ncd dell’emendamento della discordia. La discussione dovrà affrontare il problema delle ludopatie ma anche il rapporto tra Stato ed enti locali dove la questione dei trasferimenti non è legata solo ai giochi, evidentemente. Sulla riduzione delle risorse ai Comuni il presidente dell’Anci (i Comuni) Piero Fassino si è appellato al Quirinale definendola “secca e inaccettabile”, ha dichiarato lo stop ai rapporti con l’esecutivo e minacciato centinaia di decreti ingiuntivi contro il ministero della Giustizia per riavere i fondi incagliati. Nel frattempo Enrico Letta, con una consonanza bipolare, nel senso di schizofrenico degna del suo maggior rivale, ha promesso un decreto anti-tagli alle risorse destinate agli enti locali. Una tela di Penelope che avrà come risultato lo svuotamento annunciato del fondo taglia tasse promesso, perché i conti da qualche parte devono pur tornare.

Il silenzio dell’Aams (ex Monopoli di Stato). Abbiamo ascoltato tutte le voci possibili sulla vicenda, da chi confonde il gioco legale con le varie mafie mentre è proprio la legalizzazione che ha ridotto drasticamente la presa delle organizzazioni criminali sul gioco e l’enorme sommerso (a tutto vantaggio delle gettito fiscale), a chi del problema vede solo l’esigenza di garantire, oltre la continuità erariale, la tutela del mercato dei giochi. Non abbiamo sentito una parola dal regolatore, cioè lo Stato stesso, nella figura di Aams, gli ex Monopoli di Stato che disciplina il mercato ed eroga le concessioni. La relatrice Chiavaroli dichiara apertamente che è dalla relazione dei Monopoli che ha tratto le indicazioni contenute nell’emendamento. Intervistata dal Fatto Quotidiano, alla domanda se forse proprio agli ex Monopoli fossero giunte le sollecitazioni pur legittime dei concessionari, Chiavaroli risponde: “Non glielo so dire”.