Soldi lenti, troppo lenti: questa il Governo l’ha sbagliata

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 27 Aprile 2020 12:48 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2020 12:48
Dl imprese. Soldi lenti, troppo lenti: questa il Governo l'ha sbagliata

Soldi lenti, troppo lenti: questa il Governo l’ha sbagliata (Nella foto Ansa, il Governo presenta il dl Imprese)

ROMA – Soldi “lenti”. Non tanto, o non solo per le famiglie, ma soprattutto per le imprese.

Su questo il governo ha sbagliato. Dalla sua l’esecutivo ha la scusante dell’eccezionalità del momento, ma la liquidità andava concessa molto più velocemente.

E quando arriveranno i soldi dell’Europa non bisogna assolutamente fare lo stesso errore.

Di passi falsi il governo Conte ne ha certamente fatti in questa crisi-Coronavirus.

Ma oltre ad essere in buona compagnia, e anzi ci sono governi che hanno fatto ben peggio, la maggior parte di questi li avrebbe potuti commettere chiunque, trovandosi di fronte una situazione inedita e senza precedenti su cui basare le strategia.

Uno però andava, e poteva, essere evitato: l’eccessiva lunghezza nei tempi d’erogazione degli aiuti economici, in particolare quelli per le aziende.

Di soldi per le imprese si è cominciato infatti a parlare a fine marzo.

Il 6 aprile arriva il via libera al decreto mentre, per l’ok di Bruxelles che certificherà quello prima mai avrebbe certificato, cioè che quei soldi non sono aiuti di Stato, bisogna attendere il 14 aprile.

Dal 20 vengono poi accettate le prime richieste. Il 21 arriva l’accordo tra Abi e Sace. Quasi un mese tra la prima e l’ultima puntata, che non è nemmeno l’ultima.

“Per giorni – dice Paolo Ferré di Confcommercio – la gente è andata in banca a chiedere soldi che non c’erano”.

Anche perché l’annuncio della garanzia pubblica (100% o 90% a seconda degli importi) è arrivato molto prima dei fondi che quella garanzia coprono.

Percorso su cui si è poi innestata un ‘paura’ legale delle banche delegate ad erogare materialmente i crediti.

La garanzia è arrivata, prima a parole e poi in denaro, ma la legge non è stata cambiata.

E per questo c’è stato un limbo per cui, fino a che il governo non ha chiarito che bastava l’autocertificazione, sgravando le banche dall’onere di verificare i documenti e dalla relativa responsabilità giuridica, le richieste andavano avanti a passo di lumaca.

Il canale che ha sinora funzionato meglio è stato quello dei prestiti piccoli, fino a 25mila euro.

È per questo che Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, chiede un correttivo che il governo sta valutando: “Alzare la soglia fino a 50mila euro”.

Ma a dimostrazione che la macchina non ha girato subito al meglio, anche per i prestiti sotto i 25mila euro sono state necessarie correzioni in corsa. In primis sul fronte legale con la citata autocertificazione.

E poi per evitare che nei 25mila euro la banca conteggiasse anche il fido concesso in precedenza alla stessa azienda: ti dò 25 mila, ma 5mila sono ‘veri’, gli altri 20mila annullano lo scoperto di prima.

Ormai è andata? Sì e no. Sì perché quel che è stato fatto è fatto, ma può anche essere migliorato. E no perché a breve arriverà l’occasione per rifarsi: i fondi europei.

Che siano del Mes, dei Coronabond o di qualsiasi sigla che sarà, saranno soldi che andranno girati nel più breve tempo possibile ad imprese, autonomi e a tutti i settori che ne avranno bisogno, senza far passare tempo inutile, mesi.