Gran Bretagna ed altri Paesi occidentali a caccia del petrolio somalo

Pubblicato il 28 Febbraio 2012 12:35 | Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio 2012 14:15

Pozzo esplorativo nel Punland

LONDRA, GRAN BRETAGNA – Dietro all’improvviso interesse della Gran Bretagna, ma non solo, per le sorti della Somalia ci sarebbe il petrolio. Secondo The Guardian, infatti, al riparo dalle luci della ribalta funzionari britannici starebbero negoziando con le loro controparti somale lo sfruttamento di giacimenti rinvenuti nelle regioni nord-orientali del paese.

La conferma pare arrivare dal ministro del Puntland per la cooperazione internazionale, Abdulkadir Abdi Ashi. “Abbiamo parlato con diversi funzionari britannici e alcuni ci hanno offerto aiuto per gestire i profitti generati dall’estrazione del petrolio”.

La compagnia scelta per “massimizzare” gli introiti generati dall’oro nero sembra essere la BP. “Abbiamo bisogno di persone con le necessarie competenze tecniche e quando il momento verrà stiamo pensando di parlare con BP”.

“L’unico modo che abbiamo per pagare le compagnie occidentali e offrire loro una fetta delle nostre risorse naturali a un giusto prezzo di mercato”, ha confermato il primo ministro somalo Abdiweli Mohamed Ali. La Gran Bretagna ad ogni modo non è l’unica nazione interessata alle risorse somale.

La società canadese Africa Oil ha iniziato il mese scorso le esplorazioni nel Puntland e i primi barili di petrolio dovrebbero essere estratti entro “20-30 giorni”. Stando alle stime della compagnia l’area potrebbe custodire circa 4 miliardi di barili di greggio – 500 miliardi di dollari il valore attuale sul mercato.

L’intero Puntland potrebbe però nascondere nel sottosuolo ben 10 miliardi di barili. Niente di strano dunque che sia gli USA che la Cina vogliano far parte della partita. Una vera e propria corsa al giacimento sembra dunque sul punto di scatenarsi in Somalia; al largo delle sue coste, negli abissi dell’Oceano Indiano, potrebbero infatti attendere l’estrazione addirittura circa 100 miliardi di barili.

Se così fosse la Somalia diventerebbe la settima nazione più ricca di petrolio. Una fortuna che, se confermata, dovrebbe essere gestita al meglio e, soprattutto, evitare di dare l’impressione di ‘un’invasione’ da parte delle compagnie occidentali. Dovesse andare così, sottolinea Adjoa Anyimadu, analista di Chatham House, si rischierebbe di offrire ad Al-Shabaab nuovi argomenti per vincere le simpatie – al momento scarse – della popolazione. Al Shabaab in Somalia opera per conto di Al Qaeda.