Sommersi e indebitati: 1.827,1 miliardi di debito, l’economia in nero vale 275 miliardi l’anno

Pubblicato il 13 luglio 2010 11:43 | Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2010 12:31

Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia

Sommersi e indebitati fino al collo: le cifre che fotografano le performance economiche del nostro Paese sono impietose. I numeri parlano chiaro: nell’ultimo mese il debito pubblico è aumentato ancora, raggiungendo l’astronomico record di 1.827,1 miliardi di euro, con un incremento di 15 miliardi rispetto al mese precedente. Altra istantanea: le attività lavorative che sfuggono a ogni ricognizione fiscale producono un valore stimato tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Un “nero” impressionante.

L’Istat rileva che il peso dell’economia sommersa è compreso tra il 16,3% e il 17,5% del Pil (nel 2000 era tra 18,2 e 19,1%). Bankitalia non può che ribadire l’allarme sul debito pubblico, una zavorra per il nostro futuro e interessi da brivido da scontare nell’immediato.

Insomma il quadro è deprimente, in tutti i sensi. Da un punto di vista contabile è facile constatare che i due mali endemici della società italiana sottraggono risorse (mancato gettito fiscale, interessi enormi sul debito) per il rilancio dell’economia. Da un punto di vista etico il discorso si fa più complicato ma non meno avvilente: diseguaglianze e sperequazioni minano la convivenza, mentre rinviare all’infinito la risoluzione del problema del debito compromette la sicurezza delle generazioni future.

Si fa un gran parlare di riforme, spesso nobilitate dall’aggettivo “strutturale”. Le ultime notizie confermano che il trend negativo rimane stabile. Sommersi e indebitati fino al collo, appunto: dopo c’è solo la morte per annegamento.