Spagna, crisi Bonos: manca chi li compra. Si ricomincia a ballare

Pubblicato il 4 Aprile 2012 18:35 | Ultimo aggiornamento: 4 Aprile 2012 20:38

Mariano Rajoy (Foto Lapresse)

MADRID – In Spagna si ricomincia a ballare: l’ultima asta di Bonos, ovvero i titoli di Stato spagnoli, è andata parzialmente inevasa. Vuol dire che mancava la domanda, mancavano acquirenti pronti a dar credito a Madrid accollandosi il rischio di quei titoli. E così ricomincia quel valzer visto in Italia fino a pochi mesi fa: le aste del Tesoro da noi sono sempre andate piuttosto bene, ma per colmare il “gap” di fiducia che lega chi vende e chi compra, il tasso di interesse si alzava inesorabile. Era così in Italia, quando abbiamo visto i nostri titoli arrivare alla soglia fatidica del 7%, sta avvenendo oggi anche per la Spagna. Basta vedere qualche numero.

Mercoledì mattina Madrid ha collocato bond con scadenza 2015, 2016 e 2020 solo per 2,59 miliardi di euro, il minimo importo previsto contro un massimo di 3,5 mld, registrando un calo della domanda e tassi in rialzo. Per i titoli 2015 il rendimento medio è salito al 2,89% dal 2,44% del 15 marzo, con un rapporto domanda e offerta sceso a 2,41 da 4,96.Per quelli 2016 il tasso è salito al 4,319% dal 3,376%. Il tasso dei Bonos 2020 è stato del 5,69%. Questi numeri, tradotti in parole povere, stanno a significare che la crisi c’è eccome. Crisi di fiducia, oltre che economica. La conseguenza di questa deludente asta spagnola è che anche lo spread italiano è cresciuto fino a toccare i 358 punti oggi. E non è poco: Mario Monti, qualche giorno fa, aveva detto di considerare la soglia di sicurezza entro i 340 punti. Superata la quale scatta un campanello d’allarme. Un allarme che però suona in tutta Europa. Ecco perché la crisi che oggi investe Madrid fa “ballare” anche Roma o Parigi o Francoforte. Le Borse europee, tutte, hanno passato una giornata col segno negativo. Anche Milano ovviamente.

Dopo la manovra, piuttosto austera, di qualche giorno fa, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy mercoledì ha messo le mani avanti, spiegando che gli effetti si vedranno non sul breve periodo, ma a lungo termine. Quello che il governo di Madrid ha deciso è una manovra da 27 miliardi (quella di Monti, a dicembre, fu di 24) con taglio del 16,9% dei bilanci dei ministeri, congelamento degli stipendi pubblici, aumento delle tasse su società e tabacco, scudo fiscale per i capitali sommersi, luce più cara del 7%. Il commissario Ue Olli Rehn e il presidente del’Eurogruppo Jean Claude Juncker avevano parlato di una ”situazione difficile” della Spagna. Sono soprattutto deficit e disoccupazione i numeri che fanno preoccupare: con la manovra Madrid ha confermato l’impegno di riportare al 5,3% a fine anno il deficit pubblico, dopo lo sforamento all’8,5% nel 2011, invece del 6% previsto, ereditato dal governo socialista di José Luis Zapatero. Quanto alla disoccupazione la Spagna sfiora il 23%, un vero record europeo.