La lezione spagnola: prima si pagano i debiti con l’estero poi gli stipendi. Per legge

Pubblicato il 1 Settembre 2011 12:36 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2011 21:04

ROMA – La Spagna rassicura i mercati: ma non a parole. Se ci sarà una crisi lo Stato rimborserà prima i creditori esteri e solo dopo potrà pagare stipendi e fornitori. Per legge. Così mentre in Italia ogni giorno la manovra viene ripensata, rimasticata, rimuginata, (ieri tocco le pensioni, oggi ci ripenso, domani le ritocco, e  aggiungi l’Iva e togli l’Iva, è colpa di Tremonti, no è stato Sacconi ecc. ecc.) al punto che nemmeno un testo scritto è a disposizione del Senato, la Spagna del dimissionario Zapatero, per mettere in sicurezza il Paese, modifica la Costituzione alla velocità della luce e ottiene la fiducia dei mercati, preoccupati per l’enorme esposizione debitoria.

Con una procedura d’urgenza e con il concorso di maggioranza e opposizione il governo spagnolo ha varato pochi, chiarissimi provvedimenti. Il primo è il vincolo del pareggio di bilancio inserito nella Costituzione. Ma è il secondo, appunto la priorità a ripianare i debiti contratti all’estero, che rappresenta una novità assoluta in Europa. Negli Usa no, visto che la misura ricalca perfettamente quella varata in California quando lo Stato era sull’orlo della bancarotta. Significa che a costo zero, la credibilità dello Stato che si impegna a ripagare i propri debiti, non scoraggia gli investitori internazionali che sono dunque più disposti a concedere prestiti a Madrid a tassi più bassi di quelli richiesti, per esempio, a Roma. E infatti gli altissimi interessi sui titoli di Stato italiani, nel confronto con il parametro del bund tedesco, non reggono il confronto con quelli spagnoli, in una situazione economica, quella di Madrid, per certi versi persino più grave della nostra. Anche il Portogallo ha imposto misure draconiane con l’obiettivo di ridurre il disavanzo dal 9% del 2010 al pareggio nel 2015 con un programma imperniato sui tagli di spesa, non sugli aumenti delle tasse. Misura dolorosa, certamente impopolare, ma necessaria: quindi si fa. Non è che telefona l’Angeletti o il Bonanni portoghese e ti rimangi quello che hai detto nemmeno 24 ore prima.

Il nocciolo è quindi la credibilità politico-istituzionale di un Paese. Nonostante fra quattro mesi la Spagna tornerà alle urne, il clima pre-elettorale non ha impedito un patto di alto profilo tra socialisti e conservatori. Rapido, efficace, ineludibile. Una lezione per la classe politica italiana, tutta senza distinzioni. Vogliamo dimenticare che ritardi, dichiarazioni inopportune, mascherate di ogni tipo ci hanno fatto perdere miliardi come noccioline in pochi giorni? Mentre si preferiva imputare a fantomatiche demo-pluto-massoniche consorterie finanziarie il dissesto economico italiano ai limiti del fallimento, i mercati facevano quello che hanno sempre fatto. Semplicemente non si fidavano più dell’Italia e chiudevano i rubinetti, per non correre il rischio di non rivedere i propri soldi investiti. L’avessimo fatto da noi un provvedimento come quello spagnolo quanti miliardi avremmo risparmiato? Preferiamo giocare alle belle statuine, un passo avanti, uno indietro. Sperando che l’entità misteriosa dei mercati ci conceda credito alla cieca. Illusione vana e pericolosa.