Spagna vicina al default, salva con la “stampella” Bce. E ora è allarme contagio

Pubblicato il 19 luglio 2012 17:21 | Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2012 19:24

ROMA – Se oggi la Spagna non è ancora in fallimento è grazie alla “stampella” fornita dalla Banca centrale europea. Nel pomeriggio è arrivata in soccorso anche la Germania, dando il via libera al piano di aiuti europeo per le banche. Senza questa struttura d’emergenza la Spagna oggi sarebbe prossima al default. Lo ha detto il ministro spagnolo del Bilancio in termini chiarissimi, come raramente succede: “La Spagna non ha un soldo in cassa per pagare i servizi pubblici e se la Bce non avesse comprato i titoli di Stato, il Paese sarebbe fallito”. E ora le “stampelle” europee devono non solo tenere in piedi la Spagna ma evitare che il malato iberico contagi tutti gli altri. In prima battuta, l’Italia.

Dalla Germania è arrivato l’ok a contribuire al salvataggio spagnolo da parte del Parlamento. Passaggio delicato, perché a Berlino digeriscono poco la generosità verso i Paesi del Sud rei di parecchie pecche in bilancio. Soprattutto se con soldi pubblici. Il ministro delle Finanze Schaeuble si è infatti affrettato a comparire sul canale YouTube del governo per rassicurare: ”Certamente c’è sempre un certo rischio – ha detto a proposito del finanziamento a Madrid -, ma sono sicurissimo che la Spagna potrà sempre onorare i suoi impegni”. Con gli aiuti Ue ”diamo semplicemente tempo alla Spagna finché non si sarà calmato il nervosismo sui mercati”. Schaeuble ha poi ribadito come la stessa Germania abbia ”interesse a che l’euro rimanga stabile”, per questo occorre fermare tutti i rischi di contagio. ”Daremo il capitale necessario alla ricapitalizzazione delle banche allo Stato spagnolo e la Spagna si dovrà naturalmente impegnare non solo a ricapitalizzare i propri istituti di credito, ma anche a ristrutturarli”.

E sul fronte delle aste da Madrid non arrivano notizie positive. La Spagna ha venduto bond con scadenza 2014, 2017 e 2019 per 2,98 miliardi, poco sotto l’obiettivo di 3 miliardi, con tassi in deciso rialzo e domanda in calo. Il rendimento medio del biennale è balzato al 5,204% dal 4,335% di giugno, quello del 5 anni al 6,459% dal 6,072%. Il tasso sulla scadenza 2019 si è attestato al 6,701%.

E in Italia? Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è allarmista: ”Con questa speculazione internazionale quasi tutti siamo a rischio default”. Più positivo il ministro dell’Economia Vittorio Grilli:  ”La situazione non e’cambiata sostanzialmente rispetto ai giorni scorsi”. Le banche italiane ”sono sane e solide” e hanno ricevuto dallo Stato ”una percentuale molto bassa di aiuti” rispetto alle rivali europee, ha aggiunto Grilli.