Spagna e Italia a orologeria: gli aiuti non disinnescano Madrid

di Elisa D'Alto
Pubblicato il 20 luglio 2012 17:06 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2012 19:57

MILANO –  Il ticchettio dell’orologio si fa sentire più netto: Spagna e Italia sono unite sui mercati in questo ennesimo venerdì negativo. Borse quasi gemelle ormai: Milano chiude a -4,38%, Madrid a -5,82%. Spread italiano a quota 500, spagnolo vola a 610. L’Italia sta un po’ meglio, è vero, ma la conclusione di questo venerdì dice una cosa: i mercati non ci credono. A cosa? Al salvataggio della Spagna, nonostante la pioggia di miliardi europei. Non ci credono, i mercati, che una nazione dell’euro si possa salvare con bocconi centellinati. Perché venerdì è stato anche giorno di Eurogruppo.

Giorno di decisioni: il fondo salva stati, l’Efsf, darà subito 30 miliardi a Madrid. Bruxelles non aspetterà che entri in funzione il nuovo fondo, l’Esm, perché l’emergenza è ora. L’ha spiegata giovedì il ministro spagnolo del Bilancio, con parole che più chiare non si poteva:  “Lo Stato ha finito i soldi per pagare i dipendenti pubblici, se quei soldi non ce li dà l’Europa o la Bce stipendi e pensioni pubbliche non si pagano, lo Stato fallisce”. E tempo 24 ore la Ue mette sul piatto 30 miliardi.

Con questa premessa le Borse che fanno? Non ci credono, non si fidano. Perché non ci sono salvataggi possibili con soldi prestati un po’ alla volta. Non ha funzionato in Grecia, in Irlanda, in Portogallo. Non funzionerà in Spagna. Con il futuro Esm che sarà “creditore privilegiato”, ossia avrà la precedenza su tutti quando si tratterà di riavere i soldi. Cosa vogliono i mercati? Una garanzia europea sui debiti, qualcosa che impiegherà anni per vedere la luce perché per togliere sovranità agli Stati bisogna modificare le Costituzioni.

Nel frattempo la Spagna protesta. Protestano soprattutto dipendenti pubblici e classe media, impoveriti da tagli e manovre. Protestano ma il governo ha appena detto che senza quei tagli e quelle manovre non sapranno più come pagare gli stipendi. I loro stipendi. E con questo spread non è difficile. Se non vendono titoli di Stati, se la Bce non li compra, se non arrivano i miliardi europei, niente stipendi allora. E con il differenziale a 600 la strada è quella. In Italia va un po’ meglio, il governo ripete che non farà una manovra bis e non farà una patrimoniale. Ma, certo, in questo venerdì lo spread è arrivato a 500. Quello che oggi succede in Spagna potrebbe succedere anche in Italia.

E per vedere vedere l’umore dei mercati spread e Borse non bastano. Spiega il trader Davide Biocchi al Sole 24 Ore: “Per capire quello che realmente sta accadendo non bisogna tanto guardare in questa fase gli spread o l’andamento delle Borse. Il mercato che conta è quello delle valute. E questo mercato ci dice che dall’estero credono ogni giorno di meno all’euro. Nei giorni scorsi, mentre i mercati azionari hanno tenuto, spinti come detto da motivi tecnici legati alla scadenza di opzioni, sul mercato delle valute si è assistito a un ulteriore inebolimento dell’euro. Non solo sul dollaro statunitense. Ma anche su sterlina, dollaro canadese e australiano. Paesi (e rispettive valute) considerate più sicure in questo momento dagli investitori stranieri”.

La Spagna festosa, vacanziera, spensierata, quella dei week end low cost, è forse sparita. Se non bastava l’economia ci si è messa anche Ryanair, che proprio venerdì ha annunciato che da novembre chiuderà 15 rotte da Madrid Barajas e Barcellona El Prat. Ovvero un terzo del totale. Oltre a cancellare altre 46 connessioni in tutta la penisola. Il motivo? E’ la risposta alla “folle decisione” del Ministero delle Infrastrutture di aumentare le tasse aeroportuali a partire dal primo luglio”. E’ la crisi ma anche Ryanair non vuole sentirne parlare. Scenderà in piazza a Madrid?