1,6 miliardi di pappa a cani e gatti. Qua non tagliamo, +2,1% nel 2011

Pubblicato il 1 ottobre 2012 17:02 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2012 18:37

pappa caniROMA – L’italiano in crisi risparmia su tutto, addirittura sul caffè e sul cibo in generale, ma non sulla pappa per cani e gatti: lo scorso anno gli italiani hanno speso in pappine, croccantini e quant’altro 1,6 miliardi di euro, con un incremento di spesa del 2,1% rispetto all’anno precedente. E con una media più elevata rispetto al resto d’Europa.

In Italia siamo i più spendaccioni per fido e miao ma il trend è presente anche negli altri Paesi stranieri: l’industria di alimenti e oggetti per animali domestici è florida e ha visto spalancarsi un mercato da 67 miliardi di dollari. Negli Stati Uniti, ad esempio, è un mercato molto più ricco di quello del caffè e degli alimenti per bambini.

Per Nestlé, ad esempio, che è il più grande gruppo mondiale del cibo, il pet food è il settore più redditizio dopo il caffè e nei prossimi anni sarà fonte del 20% di crescita dell’ebit.

Il business del cibo per animali prospera in netto contrasto con la spenta perfomance degli altri beni di consumo. Una crescita annua del 3-4% – secondo Bernstein Research – e cioè due volte il tasso dei beni per la cura della casa o della persona.

In Italia i nostri animali domestici li coccoliamo ancora di più degli altri. Piuttosto rinunciamo alla fettina di carne o di prosciutto per noi, ma guai a privare cane o gatto di casa della sua razione di cibo quotidiano. Nell’ultimo anno in Italia abbiamo tagliato su ogni spesa: abbiamo ridotto i consumi di caffè, calati al livello più basso degli ultimi sei anni. Non andiamo più al bar a consumare la bevanda preferita, ma l’ultimo rapporto Assalco-Zoomark 2012 dice che abbiamo incrementato del 2,1% l’acquisto di beni per gli amici a quattro zampe. L’aumento è superiore alla media europea pari all’1,6% (che calcola Francia, Germania, Olanda, Regno Unito e Spagna). Nel 2011 il giro d’affari in Italia è stato di 1.604 milioni di euro, di cui 870 milioni per gatti e 650 per cani, e oltre la metà delle vendite si è concentrata nel Nord del Paese (53,1%).

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