Spesometro, quelli che fanno acquisti di lusso: in 5mln nella rete del Fisco

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 Aprile 2014 8:57 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2014 8:57
Spesometro, quelli che fanno acquisti di lusso: in 5mln nella rete del Fisco

Spesometro, quelli che fanno acquisti di lusso: in 5mln nella rete del Fisco

ROMA – Ieri, 22 aprile, è scattato lo Spesometro, lo strumento usato dal Fisco per confrontare il tenore di vita dei contribuenti e il reddito dichiarato. Cinque milioni di contribuenti sono finiti nella rete del Fisco: martedì quelli che liquidano l’Iva ogni tre mesi, il 30 aprile toccherà, invece, agli operatori finanziari attraverso i quali passano i pagamenti considerati “di lusso”, quelli sopra i fatidici 3600 euro effettuati con carte di credito e bancomat.

Funziona così: chi ha speso più di 3.600 euro finisce automaticamente sotto la lente d’ingrandimento. Lo spesometro scatta solo se le operazioni per le quali non c’è l’obbligo di fattura, ma documentate da scontrino o ricevuta fiscale, hanno un importo pari o superiore ai 3.600 euro.

In pratica, il Fisco verificherà se il contribuente che nel 2013 ha comprato articoli di lusso non dichiara un reddito “compatibile” con quel tenore di vita. In questo caso il Fisco chiederà spiegazioni.

Quello che più preoccupa è come l’Agenzia delle entrate utilizzerà l’enorme mole di dati raccolti. Salvatore Lampone, a capo degli 007 del Fisco, ha spiegato al Corriere della Sera:

“Si tratta di due blocchi differenti di informazioni. I dati che riguardano le operazioni tra operatori economici verranno incrociati con le altre informazioni disponibili nelle nostre banche dati. In questo modo effettueremo controlli più mirati sui volumi d’affari dichiarati dalle imprese” […] La cosa importante da sottolineare è che in ogni caso si tratta di dati che di per sé non comportano alcun controllo automatico, nel senso che si tratta di informazioni che, incrociate con le altre presenti in Anagrafe (possesso di immobili, auto, leasing, operazioni internazionali) vanno solo a supporto delle analisi di rischio”.

Nessun rischio per la privacy, assicura Lampone:

“I dati sono trattati attraverso particolari sistemi di elaborazione. L’accesso e il trattamento sono regolati da misure che consentono la consultazione a pochi addetti ai controlli, in possesso di una doppia chiave di accesso, previa autorizzazione, in maniera profilata e tracciata”.