Eurogruppo, latini contro nordici: quanto resterà di Italia e Spagna?

Pubblicato il 9 luglio 2012 19:43 | Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2012 2:15

ROMA – Riuscirà la Spagna a vedersi arrivare i soldi europei direttamente nelle casse delle sue banche, oltrepassando lo Stato e in questo modo evitando che il debito pubblico lieviti ulteriormente? Riuscirà l’Italia a vincere le resistenze dei Paesi nordici, Finladia e Olanda ma anche Germania, sullo scudo antispread? In sostanza, quanto dell’impronta data da Spagna e Italia al vertice Ue del 28 giugno resterà in questo Eurogruppo in cui, inevitabilmente, i nordici cercheranno una rivincita?

Le prime informazioni non ufficiali che trapelano dal vertice intorno alle 23 dicono che sì, l’Italia potrebbe vedere realizzato il desiderato scudo antispread.

Le stesse fonti si affrettano a placare retroscena più o meno fantasiosi sull’uscita anticipata del presidente del Consiglio italiano dalla riunione, intorno alle 22, lasciando all’Eurogruppo il vice ministro dell’Economia Vittorio Grilli.

Intanto i ministri presenti al vertice hanno rinnovato di due anni e mezzo il mandato del presidente Jean Claude Juncker, ma lui ha fatto sapere che alla scadenza della carica, a fine anno, lascerà la presidenza.

Nominato  amministratore delegato del novo fondo Esm il tedesco Klaus Regling, attuale amministratore delegato del fondo di soccorso Efsf.

Le Borse. Poco prima che i ministri delle finanze europei si riunissero nell’Ecofin sono state come sempre le Borse il termometro della giornata. Quelle europee deboli, a sorpresa solo Milano ha chiuso con un timido +0,59%. In compenso lo spread italiano è volato a 480 punti, numero molto vicino a quello dell’Irlanda, ovvero uno dei Paesi aiutati dalla Banca centrale europea (nel 2008). A vedere i tassi si nota che gli investitori in queste ore preferiscono più che mai concentrarsi su economie solide. La Germania lunedì ha piazzato in asta titoli a 6 mesi addirittura a un tasso negativo di -0,0344%. Ovvero chi investe oggi preferisce prestare denaro a Berlino a perdere piuttosto che recarsi altrove.

I nodi Spagna e Italia. Ma soprattutto la Spagna è il tema dell’incontro di Bruxelles. A quanto pare Madrid potrebbe avere un anno in più per raggiungere l’obiettivo di un deficit sotto il 3% del Pil: è quello che riferiscono fonti Ue prima dell’Eurogruppo. La Spagna potrà porre fine all’attuale situazione di deficit eccessivo ”entro il 2014”. La tabella di marcia prevede che raggiunga il 6,3% quest’anno, il 4,5% nel 2013 e il 2,8% nel 2014. ”Da due anni la Spagna è in recessione: lo slittamento degli obiettivi è in linea con la procedura del Patto, sulle circostanze eccezionali”, ha indicato un diplomatico.

Ma anche l’Italia sarà all’ordine del giorno. Il ministro delle Finanze olandese, in arrivo a Bruxelles, ha spiegato che è necessario ”risolvere radicalmente” i problemi di Italia e Spagna. Cosa intendesse di preciso non è chiaro, ma viste le precedenti impuntature di Amsterdam suona quasi minaccioso. L’Olanda, insieme ala Finlandia, è infatti uno dei paesi più rigidi sul fronte del rigore. Non a caso, dopo il vertice Ue del 28 giugno, aveva minacciato il proprio veto sulle misure decise. La Finlandia invece aveva minacciato anche l’uscita dalla moneta unica. Minaccia, a quanto pare, non del tutto rientrata stando a sentire il ministro delle finanze che ha spiegato come la Finlandia ”resta molto impegnata per l’euro e per la sua salvezza”, ma ha il dovere di prepararsi a tutti gli scenari. Ovvero l’uscita dall’euro.

 

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