Spread a 350? Risparmio (potenziale) di 9 miliardi l’anno

Pubblicato il 7 settembre 2012 19:24 | Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2012 20:22

ROMA –  Con lo spread a 350, quanto risparmia lo Stato? Risparmio virtuale, o comunque potenziale, perché si sa che il differenziale è quanto mai variabile. Ma con uno spread così insolitamente mansueto il risparmio per le casse statali potrebbe essere di circa 9,6 miliardi nel primo anno, secondo un recente studio della Banca d’Italia. Un beneficio che, se esteso per più tempo, può valere fino a 50 miliardi di risparmi in tre anni. Ma, al momento, non c’è alcun ‘tesoretto’, che possa consentire di approntare politiche per lo sviluppo o di cancellare l’aumento dell’Iva che dovrebbe scattare dal luglio 2013.

Le stime di aprile, quando lo spread era già sceso, scontano la nuova tendenza. E a questo va aggiunta la necessità di effettuare per il futuro previsioni prudenziali, tenendo conto che l’economia italiana ha subito un ulteriore frenata. Il calo dello spread non ha un effetto diretto sui conti pubblici. Misura infatti il differenziale dei tassi italiani e tedeschi sui titoli già emessi (quindi in negoziazione sul mercato secondario), che riguarda investitori privati. Il vero risparmio per lo Stato è dovuto ai minori interessi pagati per le aste di titoli di Stato, che già a fine agosto avevano visto una decisa riduzione dei rendimenti.

I Btp erano scesi di quasi mezzo punto, i Bot di quasi un punto. Una correlazione tra calo spread ed effetto sui conti è però stata fatta da un recente studio dei tecnici di Bankitalia. Una riduzione di 100 punti base corrisponde un risparmio di circa 0,2 punti percentuali di Pil nel primo anno, di 0,4 nel secondo e di 0,5 nel terzo. Con un calcolo a spanne si tratta di 9,6 miliardi nel primo anno, 19,2 nel secondo e 24 nel terzo. In totale circa 50 miliardi in tre anni. Il governo sta ora aggiornando le ultime stime del quadro macro-economico arriveranno entro il 20 settembre con la nota di aggiornamento del Def.

Certo sarà necessario aggiornare il dato del Pil, che nelle ultime stime è fermo a -1,2% nel 2012 contro il -2,0/-2,4% delle ultime previsioni delle istituzioni internazionali. E questo potrebbe avere un impatto anche sul deficit (segnato all’1,7% per quest’anno). Ogni punto in meno di Pil, infatti, corrisponde in linea di massima a 0,5 punti in più di deficit. Non dovrebbero invece esserci grandi cambiamenti nel capitolo della spesa per interessi. Il Def è stato stilato ad inizio aprile, quando il livello dello spread era addirittura più basso di quello attuale.

Tanto che si ipotizzava una spesa di circa 85 miliardi, in base ad un rendimento medio dei titoli del debito pubblico del 5,3%: un livello superiore al 2011 ma più basso di 10 miliardi delle previsioni di solo cinque mesi prima (che ipotizzavano esborsi per 94,2 miliardi di interessi). Non sarà così possibile pensare a questi ‘risparmi’ come un ‘tesoretto’ per fare fronte alle esigenze della crescita economica, sia per quanto riguarda le misure del prossimo Dl sviluppo sia per il congelamento dell’aumento dell’Iva che scatterà dal prossimo luglio. Per bloccare questo aumento servono 6,5 miliardi che il governo dovrà trovare entro il 15 di ottobre, cioè entro il varo della Legge di Stabilità. Le ipotesi al momento prevedono tagli di spesa per 3,5-4 miliardi, risorse per qualche miliardo in arrivo dal riordino degli incentivi industriali e risparmi fiscali con un taglio di circa 2,5 miliardi delle agevolazioni tributarie.