Statali, ipotesi Governo dopo caso “vigili di Roma”: certificati medici affidati a Inps

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Gennaio 2015 7:50 | Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio 2015 11:12
Statali, ipotesi Governo dopo caso "vigili di Roma": certificati medici affidati a Inps

Statali, ipotesi Governo dopo caso “vigili di Roma”: certificati medici affidati a Inps

ROMA – Dopo la malattia di massa dei vigili urbani di Roma nella notte di Capodanno il Governo ha deciso che modificherà le norme del lavoro nel pubblico impiego con un emendamento dell’esecutivo alla legge delega Madia che potenzierà i controlli sui certificati medici del settore pubblico, oggi gestiti dalle Asl, affidandoli all’Inps. Inoltre ogni singola amministrazione dovrà dotarsi di Commissioni ad hoc per valutare il comportamento dei dipendenti e decidere sull’eventuale licenziamento.

Tra il 2012 e il 2013, hanno calcolato i tecnici di Palazzo Chigi, il numero complessivo di certificati di malattia, nel settore pubblico, è aumentato del 27%. Per affidare il controllo dei certificati medici all’Inps il problema, come sempre, sono le risorse. Come spiega Antonella Baccaro del Corriere della Sera:

Oggi l’Inps controlla i certificati solo nel privato per un costo di 25 milioni, mentre le Asl controllano quelli del pubblico, che sono meno della metà, per un costo di 70 milioni. In maniera consuetudinaria, è stata accettato il principio che le visite mediche di accertamento per i dipendenti pubblici siano organizzate ed effettuate dal Servizio sanitario nazionale, senza alcuna tariffazione a carico dei datori di lavoro, se non in maniera molto parziale ed episodica, con la conseguenza che negli ultimi anni sono stati utilizzati 70 milioni di euro provenienti dal Fondo sanitario nazionale. Ma nel marzo scorso la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha ribadito in un documento ufficiale che tali accertamenti non rientrano nei Livelli essenziali di assistenza e dunque non è proprio compito provvedervi e sostenerne le spese. Anzi la Conferenza ritiene necessario integrare nuovamente il Fondo con le risorse che sono state sottratte per queste finalità.
A propria volta l’Inps oggi ricorre a personale con contratti libero-professionali, pagato sostanzialmente a prestazione e in regime di incompatibilità più o meno totale con altri incarichi. I tagli di spesa conseguenti alla spending review hanno reso drammatica la situazione di molti medici che hanno svolto per anni in modo prevalente o addirittura esclusivo tale attività professionale.