Lo Stato che insegue i debitori ma non paga i creditori

Pubblicato il 4 Ottobre 2011 12:54 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2011 12:55

ROMA – Se sei debitore lo Stato ti insegue e ti cerca, anche per riavere pochi spiccioli. Se sei debitore invece i tempi si allungano e dopo un po’ neanche ti cerca più. In un articolo di Annamaria Usuelli sul Fatto Quotidiano, si spiega come lo Stato debba restituire oltre 70 miliardi ai fornitori, e sia in ritardo di 400 giorni nei pagamenti.

Ad esempio, un’azienda che ha delle pendenze col fisco e, allo stesso tempo, vanta crediti verso un Comune, una Regione o un ospedale pubblico aspetta che le arrivi la cartella esattoriale e la estingue utilizzando il proprio credito. Ma non è così semplice come possa sembrare dal momento che per essere efficace la legge avrebbe dovuto essere seguita da un decreto attuativo del ministero dell’Economia che non è mai stato emanato.

Un decreto nascosto perchè forse si ritiene “impensabile” che in Italia potrebbero esserci delle aziende virtuose senza alcun debito già a ruolo o in procinto di diventarlo, ma per le quali non è prevista alcuna via di uscita tranne la paziente attesa del pagamento di quanto dovuto da parte della Pubblica amministrazione.

Non si tratta però di somme da poco: i calcoli di Abi-Confindustria di fine 2010 parlavano di un monte crediti scaduti pari a 60-70 miliardi di euro, più della metà dei quali vantati verso il Servizio Sanitario Nazionale. La cifra poi, secondo Confcooperative che ha considerato tutti i tipi di forniture e tutte le amministrazioni pubbliche debitrici, compresi comuni e province, saliva a quota 200 miliardi.

Una situazione resa sempre meno sostenibile dai tempi di pagamento che al Sud ormai sforano i 400 giorni di ritardo e che si sarebbe dovuta risolvere con la legge 122 del 30 luglio 2010 che prevedeva che dal primo gennaio 2011 i crediti non prescritti nei confronti della pubblica amministrazione potessero essere compensati con le somme dovute al fisco alla voce debiti iscritti a ruolo.