Equitalia: stop alle “cartelle pazze”, basterà un’autocertificazione di pagamento per fermarle

Pubblicato il 6 Maggio 2010 17:51 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2010 13:07

Stop alle cartelle pazze e niente più corse contro il tempo tra gli uffici delle Entrate e quelli di Equitalia per ottenere il blocco di una riscossione ingiusta. Il contribuente che riceverà dal fisco una richiesta per un pagamento già effettuato ha da oggi in poi una nuova arma per fermare le “avance” dell’erario. Basterà inviare una certificazione per sospendere la procedura di riscossione. Ma solo se la richiesta riguarda tributi già pagati o interessati da un provvedimento di sgravio o sospensione.

Ad annunciare la novità è Equitalia, la concessionaria della riscossione pubblica che cura per il Fisco il recupero delle tasse non versate e che giovedì ha emanato una direttiva a tutte le proprie società controllate con l’obiettivo espresso di “migliorare sensibilmente la relazione con i debitori iscritti a ruolo”. Nella direttiva la società spiega “il perdurare di alcune disfunzioni del sistema” impongono “una profonda riflessione per modificare i nostri standard di operativita”.

“Fino a ieri – spiega la società di riscossione – il contribuente che si presentava allo sportello di Equitalia sostenendo di aver pagato le somme riportate nella cartella di pagamento (siano esse relative a multe stradali, mancati versamenti dell’Irpef o dei contributi Inps ecc.) chiedeva all’agente della riscossione spiegazioni. Quest’ultimo, non possedendo informazioni a riguardo, invitava il cittadino a rivolgersi direttamente all’ente creditore”. Ora invece, in base alla direttiva, “qualora il contribuente sia in grado di produrre un provvedimento di sgravio o di sospensione emesso dall’ente creditore in conseguenza della presentazione di un’istanza di autotutela, una sospensione giudiziale oppure una sentenza della magistratura, o anche un pagamento effettuato in data antecedente alla formazione del ruolo in favore dell’ente creditore, la riscossione sarà immediatamente sospesa”.

La procedura prevede comunque che “entro i successivi dieci giorni, l’agente della riscossione porterà all’attenzione dell’ente creditore la documentazione consegnata dal debitore, al fine di ottenere conferma o meno dell’esistenza delle ragioni di quest’ultimo”. Sarà in pratica una controprova che, però, non sarà scaricata sulle spalle dei contribuenti. Inoltre “in caso di silenzio degli enti, le azioni volte al recupero del credito rimarranno comunque sospese”. Il cerchio, in pratica, sarà così chiuso. E, se la procedura si rivelerà efficace, si potrà accendere il semaforo rosso alle “cartelle pazze”.