Spesi in Italia solo il 9% degli investimenti Ue

Pubblicato il 12 Maggio 2012 9:26 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2012 9:51

ROMA – Se il divario fra il Sud e il Nord d’Italia è così amplio, la responsabilità è anche di chi non ha provveduto a sfruttare in tutti questi anni i contributi Ue. Lo scrive in un lungo articolo, Sergio Rizzo sul Corriere.

Nel’ultima relazione della Ragioneria generale dello Stato, sfornata giusto un anno fa, Rizzo fa notare che “la massa finanziaria destinata all’Italia da Bruxelles per il periodo che va dal 2007 al 2013 è imponente: fra finanziamento comunitario e contributo nazionale ben 59,4 miliardi di euro, di cui ben 47 destinati al Sud. Ebbene, alla fine del 2010 soltanto un quinto di quella somma enorme era stato già impegnato. In tutto 12 miliardi, il 18,9% del totale. Ma i denari effettivamente spesi erano molti, ma molti meno: 5,9 miliardi, ovvero il 9%.Un bilancio imbarazzante, considerando che il primo triennio 2007-2010 era già scaduto”. 

“Semplicemente abissale, poi, la differenza fra Sud e Nord – aggiunge Sergio Rizzo. –Nelle Regioni meridionali la spesa reale era all’8,2%, contro il 16,3% del resto d’Italia. Tenendo conto delle risorse utilizzabili nel solo primo triennio, pari a 33,5 miliardi, ecco che le otto regioni meridionali erano riuscite a impegnarne il 23,6%, con una spesa effettiva, però, non superiore all’11,4%. E il bello è che le amministrazioni centrali, che tutti noi immaginiamo più efficienti rispetto alle strutture regionali, sono riuscite a fare appena meglio, con impegni pari al 41,2% e una spesa reale del 21%. Per fare un paragone, lo Stato ha realizzato una performance tripla rispetto alla Calabria, che si è fermata al 7%, ma soltanto un po’ più decente di quella della Sardegna, regione che ha speso il 17,2%. Senza riuscire ad avvicinarsi al Veneto, dove l’utilizzo reale dei fondi europei si è attestato a un pur modesto 25,5%”.

Questa situazione è uno dei fattori che hanno portato a far slittare verso il basso le regioni italiane. Nelle graduatoria delle 208 regioni continentali meno sviluppate, quelle del Sud Italia si situavano nel 1995 tra il 112° e il 192° posto. Dieci anni dopo erano scivolate tra il 165°e il 200°.

Esempi sugli sprechi se ne potrebbero fare molti. Rita Borsellino, europarlamentare democratica e sorella del giudice Paolo Borsellino, ha definito “irresponsabile” una certa gestione dei fondi strutturali europei ed ha ricordato come in Sicilia al 30 giugno dello scorso anno fosse stato completato appena l’8% dei progetti finanziati a valere sui piani 2000-2006.

Secondo i magistrati della Corte dei conti, l’uso dei fondi comunitari nel periodo 2000-2006 da parte della regione siciliana si sarebbero inceppati a causa di una “eccessiva frammentazione degli interventi programmati e notevolissima presenza di progetti non conclusi, pari al 35 per cento della spesa certificata”, che “hanno sfavorevolmente inciso sullo sviluppo locale e non hanno prodotto l’auspicato miglioramento delle condizioni di vita della popolazione”.

A ciò si aggiungono i ricambi ai vertici delle strutture regionali seguiti alle vicende politiche,che “hanno di fatto rallentato la spesa compromettendo l’efficacia del programma regionale” mentre il livello molto elevato di errori e irregolarità “denota la carenza dei controlli e una generale scarsa affidabilità degli stessi”.

L’Ifel, il centro studi dell’Associazione dei Comuni, sottolinea invece che gli interventi sono spesso troppo frammentati, con una generale incomprensione fra gestione a programmazione, quando i fondi non vengono utilizzati per progetti non strategici. L’Anci ha calcolato che i Comuni, destinatari di una trentina di miliardi per il periodo 2007-2013, hanno messo in cantiere qualcosa come 2.410 progetti distribuiti per 1.293 municipi. Il valore del 43,5% delle iniziative non supera 150 mila euro: nella sola Calabria si sono mobilitati, sulla carta, 264 Comuni ma per il 40% dei progetti non c’è nemmeno una pagina scritta.