“Tares, una patrimoniale mascherata”

Pubblicato il 5 Aprile 2013 12:43 | Ultimo aggiornamento: 5 Aprile 2013 12:52
"Tares, una patrimoniale mascherata"

“Tares, una patrimoniale mascherata”

ROMA – “Tares, una patrimoniale mascherata”. Le parole sono importanti, anche per nominare correttamente nuovi tributi. Prendiamo la Tares: l’acronimo sta per Tassa rifiuti e servizi, quelli erogati dai Comuni, ma a intascarla sarà lo Stato. Cioè, è un’imposta che, a differenza della tassa, serve a finanziare in modo indistinto la macchina statale e non corrisponde invece al pagamento a fronte di un servizio reso. Ricaviamo queste utili osservazioni da un articolo del Corriere della Sera firmato da Massimo Fracaro e Nicola Saldutti (5 aprile). Come per l’Imu, l’andazzo è lo stesso: si confondono con le tasse tributi che si palesano invece come vere e proprie patrimoniali sulla ricchezza privata, peraltro nemmeno rispettose del principi di progressività.

“Si pagheranno 30 centesimi per ogni metro quadrato di abitazione o stabilimento, quota che i Comuni possono portare a 40 centesimi. E che cos’è un prelievo legato alle dimensioni degli immobili se non una (nuova) patrimoniale mascherata? Con il paradosso che un bilocale nella periferia degradata di Roma pagherà più di un monolocale a Trinità dei Monti”.

Lo sfregio, sottolineano i due giornalisti, non è solo contro il contribuente, ma anche al diritto.

“Nei libri di diritto tributario esistono le tasse (sono il corrispettivo di un servizio, come appunto la raccolta dei rifiuti) e le imposte (i soldi che vanno a finanziare in modo indistinto il funzionamento della macchina statale o locale). Il Fisco italiano, unico al mondo, è riuscito nell’impresa di farle convivere sotto uno stesso nome. Una sorta di esperimento, non si sa quanto riuscito, di mutazione genetica. Un prelievo surrettizio a orologeria visto che il governo attualmente in carica lo lascia in eredità a quello successivo”.