Economia

Tasse sulla casa, calendario ad ostacoli. Tasi, aumenti in media di 150 euro

Tasse sulla casa, calendario ad ostacoli. Tasi, aumenti in media di 150 euro

Tasse sulla casa, calendario ad ostacoli. Tasi, aumenti in media di 150 euro

ROMA – Martedì 7 gennaio, i contribuenti proprietari di case sapranno finalmente quanto dovranno pagare nel 2014.  L’aliquota della nuova tassa sui servizi indivisibili (Tasi) è fissata dalla legge di Stabilità al massimo al 2,5 per mille per la prima abitazione e al 10,6 per le seconde, spiega Antonella Baccaro sul Corriere della Sera che in un articolo pubblicato domenica 5 gennaio spiega che

“Si profila un aumento che, nelle ultime ore di ieri, sembrava dovesse essere di solo mezzo punto sulle prime case, la cui aliquota massima salirebbe al 3 per mille, pari alla metà della vecchia Imu introdotta da Monti”.

Il problema delle tasse sulla casa è alquanto complesso ed è un vero e proprio calendario ad ostacoli. Spiega infatti Baccaro che

“Mezzo punto in più. Sempre che le dimissioni del viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, non determinino sconquassi, il governo Letta dovrebbe prendere una decisione martedì, alla vigilia della giornata in cui il decreto Imu-Bankitalia approderà al Senato. A quel provvedimento infatti l’esecutivo potrebbe proporre un emendamento che conterrebbe due novità: l’aumento del tetto dell’aliquota, come si è detto, ma anche uno slittamento dei termini del pagamento della prima rata della nuova tassa, che la legge di Stabilità fissa al 16 gennaio, salvo diversa decisione dei Comuni che devono emanare i relativi regolamenti. È possibile che il governo provveda a semplificare lo scadenzario fissando una data per la prima rata buona per tutti al 16 giugno, riducendo così la rateizzazione possibile da quattro a tre tranche”.

“Il problema delle scadenze infatti è complesso perché su alcune case si pagheranno fino a quattro tributi diversi: Imu, Tasi, Tari e anche Irpef. In più c’è la coda della seconda rata del 2013, ribattezzata mini-Imu, che ancora pende: anche su questo il governo dovrà martedì fare le proprie valutazioni ma l’orientamento sarebbe quello di farla pagare, come previsto, il 24 gennaio, salvo consentire ai Comuni di detrarla dalla Tasi”.

L’articolo del Corriere riepiloga le modalità e le scadenze attuali (salvo quindi i cambiamenti che potrebbero arrivare all’ultimo minuto) in base al tipo di casa di cui si è proprietari:

“Abitazione principale: non pagherà più la vecchia Imu se non è di lusso. Se invece lo è, pagherà la prima rata dell’Imu 2014 il 16 giugno, con un limite: la somma delle aliquote della Tasi e dell’Imu non dovrà essere superiore al 6 per mille. Per queste case infine nulla è più dovuto per l’Imu del 2013, che è stata già pagata a dicembre”.

“Quanto alla Tasi, l’abitazione principale non di lusso pagherà in base a un’aliquota che per ora oscilla tra l’1 e il 2,5 per mille. La Tasi non prevede detrazioni fisse che potranno però essere decise dai Comuni. La prima scadenza utile per il pagamento è il 16 gennaio ma è chiaro che nessun Comune sarà pronto a emanare il necessario regolamento entro quella data. La data è destinata a slittare in avanti, per comodità potrebbe esser fissata al 16 giugno. C’è poi la Tari, la nuova tassa rifiuti che verrà determinata dal Comune. Infine per l’abitazione principale non di lusso si pagherà entro il 24 gennaio prossimo la mini-Imu del 2013 se l’anno scorso il Comune di residenza ha fissato un’aliquota superiore a quella standard del 4 per mille. Il proprietario dovrà pagare il 40% della differenza tra l’Imu risultante dall’aliquota del 4 per mille e quella eventualmente più alta (sino a un massimo del 6 per mille) fissata dal Comune”.

“Seconde abitazioni. Stesse scadenze ma modalità diverse per queste case che pagheranno l’Imu e la Tasi in base alle aliquote fissate dal Comune e rispettando il tetto complessivo del 10,6 per mille. Se la Tasi, ad esempio, venisse fissata all’1,5 per mille, l’Imu non potrebbe superare il 9,1 per mille. Se la casa è affittata, il Comune deciderà come ripartire una quota del tributo, che oscilla tra il 10 e il 30%, tra proprietario e inquilino. Nulla è più dovuto a titolo di Imu 2013. Anche per le seconde case si pagherà la Tari, come previsto dal Comune. Infine la legge di Stabilità ha reintrodotto per le seconde case anche l’Irpef, nella misura del 50% rispetto a prima, e soltanto se tali abitazioni si trovano nel Comune di residenza”.

Gino Pagliuca, sempre sul Corriere spiega a quanto ammontano gli aumenti medi della Tasi rispetto alla vecchia Imu. Si tratta di circa 150 euro. La variazione dipende da cittò e città:

“(…) può succedere che si debba cambiare una legge chiamata di Stabilità dopo pochi giorni dalla sua entrata in vigore. E a farne le spese ci saranno i proprietari di immobili che si vedranno presumibilmente salire il conto Tasi. A Milano su una casa media la nuova tassa, istituita formalmente per coprire i costi sopportati dai Comuni per la fornitura dei servizi indivisibili ma di fatto nata per riproporre il vecchio tributo sotto altro nome, rischia di costare addirittura più dell’Imu, con un aumento che può arrivare anche a 150 euro per un contribuente senza figli a carico, cifra che potrebbe addirittura salire quando c’è anche la prole. Né hanno motivo di maggior contentezza i proprietari delle seconde case, che la legge di Stabilità aveva parzialmente risparmiato”.

A Milano

“Infatti si prospetta un incremento delle imposte su una casa media di classe A/2 di 250 euro e di 108 per la A/3”.

A Roma invece

“i due valori di incremento sono rispettivamente di 195 e 149 euro”.

“Ma come si arriva a questi risultati? Partiamo appunto dalla legge di Stabilità che per quanto riguarda il Tasi prevede che per il 2014 non si possa superare lo 0,25% e con un vincolo ulteriore gli altri immobili (che pagheranno ancora l’Imu): la somma delle aliquote di Tasi e Imu non può superare l’1,06%”.

A differenza di quanto prevedeva l’Imu la Tasi non ha detrazioni fisse: i Comuni possono abbassare l’aliquota fino ad azzerarla o prevedere riduzioni in funzione del reddito o dei carichi familiari del contribuente, ma a spese delle casse municipali; per garantire almeno in parte le detrazioni senza dissanguare le casse comunali si starebbe prospettando la soluzione classica in questi casi, alzare altre tasse; nello specifico si tratterebbe di dare ai municipi la possibilità di incrementare l’aliquota massima di un decimo di punto. Se così si decidesse per le abitazioni principali di minor valore si finirebbe per pagare cifre molto simili o addirittura più alte rispetto a quelle sborsate nel 2012 per l’Imu e le case di maggior pregio fiscale pagheranno un po’ meno mentre i possessori di seconde case ubicate dove l’amministrazione municipale già applica l’Imu al massimo dovranno mettere in conto per pagare l’accoppiata Imu e Tasi un esborso superiore del 9,4% rispetto al 2013; e nei Comuni che nel 2013 non hanno chiesto il massimo per l’Imu l’incremento teorico rischia di essere a due cifre”.

“Non solo: a tutto questo bisogna poi aggiungere che chi possiede una casa non affittata nel Comune in cui ha anche l’abitazione considerata principale ai fini Imu deve pagare già a partire dalla prossima dichiarazione dei redditi l’Irpef sul 50% della rendita catastale rivalutata. Si può calcolare che tenere una casa vuota del valore catastale di 500 euro possa costare tra Imu, Tasi, e Irpef circa 1100 euro all’anno. Ipotizzando che il valore Imu dell’immobile (84 mila euro) sia la metà di quello di mercato si ricava che il prelievo patrimoniale sia pari a circa lo 0,7%, cioè tre volte e mezzo in più rispetto alle imposte che si pagano sul possesso di titoli e liquidità depositati in banca. Di entità più modesta l’esborso necessario per la mini Imu; come vediamo nella tabella per un’abitazione con rendita catastale di 500 euro l’esborso sarà di 67,20 euro per i Comuni che per il 2013 hanno deliberato un’aliquota dello 0,6%: è questo il caso di Milano, mentre dove si è decisa un’aliquota dello 0,5% (come Roma) il conguaglio si dimezza a 33,60 euro”.

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