Tasi prima casa resta pesante: slitta il tetto all’1 per mille

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Dicembre 2013 9:16 | Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre 2013 11:23
Tasi prima casa resta pesante: slitta il tetto all'1 per mille

Tasi prima casa resta pesante: slitta il tetto all’1 per mille

ROMA – Tasi prima casa resta pesante: slitta il tetto all’1 per mille. Fino all’una di notte si dava per certo l’emendamento alla Legge di Stabilità per alleggerire il peso dell’aliquota sulla tassa dei servizi indivisibili somministrata dai Comuni: fonti parlamentari, rilanciate dall’agenzia Ansa, invece, hanno annunciato il nulla di fatto in Commissione Bilancio alla Camera, smentendo i titoli dei quotidiani di questa mattina. Nella legge di Stabilità, infatti, la nuova tassa sulla casa dovrebbe restare nella formulazione approvata dal Senato e che vede una forbice dell’aliquota tra l’1 e il 2,5 per mille. Tetto quest’ultimo, viene evidenziato, inferiore di un punto, comunque, alle richieste dei Comuni.

Secondo i calcoli della rete degli Istituti di ricerca regionali, a partire dal 2014 ogni famiglia verserà per Imu e Tasi un importo medio che potrà variare da 617 euro, nel caso di Tasi standard, fino a 739 euro, nel caso di Tasi massima. “Il processo di federalismo è, quindi, compromesso dalle difficoltà del quadro macroeconomico – si legge nel rapporto – e le entrate degli enti vengono destinate a finanziare il risanamento, piuttosto che l’offerta di servizi sul territorio”.

I comuni si confrontano con i cittadini aumentando le imposte locali: +10% è la variazione 2011-2012 delle riscossioni tributarie dei comuni, che sono pari nel 2012 a 530 euro procapite, ma senza poter offrire più servizi. Lo studio evidenzia come le amministrazioni comunali siano pesantemente coinvolte nel processo di risanamento dei conti pubblici, sia dal lato della spesa che da quello delle entrate. I trasferimenti, da Stato e da Regione, subiscono continuamente pesanti drenaggi (-10,5 miliardi riscossi dagli enti per trasferimenti negli ultimi 3 anni), mentre – proprio per sopperire a questi tagli dei trasferimenti – gli enti vengono indotti ad utilizzare sempre di più i margini di manovra loro “concessi” su alcune importanti imposte. Anche quando la spesa è di per sé sostenibile, il rispetto del Patto di Stabilità spesso la tiene bloccata.