Tassa prima casa: a Torino media è 403 euro, a Roma 391, a Milano 300

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 luglio 2015 6:56 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2015 20:32
Tassa prima casa: a Torino media è 403 euro, a Roma 391, a Milano 300

Le città dove si paga di più e di meno (Messaggero)

ROMA – Tassa sulla prima casa? Non si sa se Matteo Renzi riuscirà veramente a toglierla come ha promesso. Si sa solo quanto costa: 204 euro in media per ogni proprietario di casa che la paga (un quarto dei proprietari ne è esentato). Nel 2014 dalla combinazione di Imu e Tasi sulla prima abitazione lo Stato ha incassato 3,5 miliardi di euro.

Ma se 204 euro è la media, forti sono le differenze fra città e città. A Torino la media è 403 euro a proprietario. Seconda nella classifica di chi paga di più è Roma con 391 euro. Terza Siena con 356 euro, poi Firenze con 346 euro, Genova con 345 euro, Bari con 338 euro, Bologna con 331 euro, Foggia con 326 euro, Como con 321 euro e – a chiudere la top ten – Ancona con 318 euro. Fuori dalle prime dieci Milano, che ha una media di 300 euro. Bisogna poi calcolare la media di una famiglia. Spiega Michele Di Branco sul Messaggero:

Ma nella Capitale una famiglia con due figli a carico paga mediamente 411,47 euro con punte di 511,47 euro senza figli a carico e 311,47 euro con 4 figli a carico. […] A Milano, invece, la cancellazione del detestato tributo vorrà dire risparmiare mediamente 300 euro, che salgono a 476,77 euro per una famiglia senza figli a carico, e scendono a 276,77 euro per una famiglia con quattro figli a carico.

Notevoli gli effetti anche per Bologna: 331 euro di risparmio medio che arrivano a 459,41 euro senza nessun carico familiare, per scendere a 259,41 euro per con 2 figli a carico. A Firenze invece ci sarà un taglio delle tasse di 346 euro che arriveranno a 337,94 euro per una famiglia senza figli a carico, per scendere a 137,94 euro, per una famiglia con 4 figli a carico.

Il grosso del prelievo, come emerge da questi esempi, cade sulle grandi città. E infatti le statistiche dicono che il 60% dei proprietari di prima casa paga mediamente meno dei 204 euro di media nazionale. E la metà degli italiani, addirittura, versa in media meno di 150 euro. Tuttavia si preparano ad esultare quel 6,8% di proprietari che versano più di 600 euro. E che complessivamente risparmieranno 1,1 miliardi di euro. Ma soprattutto coloro che navigano sotto i 26 mila euro lordi di reddito (la classe media del Paese) e che costituiscono il 70% della platea di chi versa.

La presenza o meno di figli a carico è comunque determinante per capire quanto sarà possibile risparmiare quando la tassa sull’abitazione principale non ci sarà più. La normativa prevede infatti una detrazione fissa di 200 euro per immobile alla quale si aggiunge un ulteriore bonus di 50 euro per ogni figlio (fino a un massimo di quattro) di età inferiore ai 26 anni. Così, attualmente, l’imposta costa 83 euro medi l’anno in 21 citta (tra cui Perugia, L’Aquila, Catanzaro, Cagliari) per una famiglia con un solo figlio a carico, mentre per una famiglia con due figli a carico l’imposta pesa mediamente 33 euro e si azzera in 49 città tra cui Campobasso, Potenza, Palermo). IL NUCLEO FAMIGLIARE Con tre figli a carico l’imposta diventa nulla in 66 città capoluogo (tra cui Venezia e Ancona) e con 4 figli a carico si annulla, invece, in 85 capoluoghi, come nel caso di Torino.

In linea generale, un appartamento di classe A/2 di 160 metri quadrati con una rendita catastale di 1.404,76 euro, posseduta da un proprietario con due figli, risparmierà 303 euro. Del resto, proprio recentemente l’Ance ha ribadito che senza interventi decisi in favore dell’edilizia – e la riduzione delle tasse va nella giusta direzione – c’è il rischio che anche per il 2016 il settore continui sulla strada del segno meno, dopo 8 anni di forte sofferenza che hanno provocato la perdita di 800mila posti di lavoro in tutta la filiera e un crollo di quasi il 35% degli investimenti.

La caduta tuttavia negli ultimi mesi del 2015 ha subito un’attenuazione; i primi segnali positivi emergono delle ore lavorate, più 0,6% ad aprile, dal numero di bandi di gara, che fa segnare un più 16,6% nei primi cinque mesi dell’anno, e dalla crescita del 35% dei mutui nel I trimestre 2015.