Rifiuti, italiani “truffati” dai Comuni: sulla Tarsu applicata anche l’Iva. Ma la “doppia tassa” è illegittima

Pubblicato il 6 agosto 2010 11:28 | Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2010 11:28

rifiutiGli italiani sono stati “truffati” dai Comuni sulla tasse dei rifiuti. La “famigerata” imposta della Tarsu infatti costringeva i contribuenti a pagare una “doppia tariffa”: oltre alla tassa sui rifiuti, i Comuni avrebbero applicato anche l’Iva. Ma i consumatori hanno fatto ricorso e hanno vinto davanti alla Corte Costituzionale, per cui l’inghippo dovrebbe essere risolto con un rimborso: i giudici hanno infatti stabilito che si tratta di una tassa e non di una tariffa, e quindi non sarebbe soggetta ad Iva. Agli italiani è stato “sottratto” un miliardo di euro.

Già dal 1997 la Tarsu doveva essere sostituita dalla Tia, che avrebbe calcolato l’importo da pagare non più sulla superficie dell’abitazione ma sull’effettiva produzione di spazzatura. I Comuni sono riusciti a rinviare per anni l’introduzione della nuova tassa e hanno continuato ad applicare l’Iva sulla Tarsu.

Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale, i cittadini avrebbero diritto al rimborso, ma è sorto un problema davanti alla definizione di Tarsu: secondo quanto scritto nella manovra “la tariffa di igiene urbana è una tariffa”. Quindi offre un servizio, dunque è soggetta ad Iva. La politica non è riuscita ancora a regolamentare la questione, visto che il Codide dell’Ambiente del 2006, che contiene la norma anti rimborsi, non è ancora entrato in vigore.

I Comuni vorrebbero evitare di restituire tutti questi soldi ai cittadini, per cui stanno cercando di sfruttare i “cavilli” legali. La prima città in cui i rimborsi sono stati effettuati è stata Messina.

Privacy Preference Center

Necessari

installato da wordpress di default, non vengono utilizzati in alcun modo

wordpress

Advertising

Analytics

Utilizzati per stimare il traffico del sito

_ga,_gat,_gid,WT

Other