G20 al via: “L’Ue avanti anche senza la Grecia”

Pubblicato il 3 Novembre 2011 9:36 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2011 11:46

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy al G20 (Foto Lapresse)

CANNES, 3 NOV – Oggi, 3 novembre, i leader delle venti grandi economie del mondo sono riunite al Palais des Festival di Cannes per decidere le sorti dell’Unione Europea. Gli occhi di tutti saranno puntati su tre Paesi, se non due: la Spagna della disoccupazione record, ma soprattutto la Grecia che minaccia il referendum e l’Italia con tanto debito e nessuna crescita.

La Banca centrale europea sta acquistando Btp italiani sul mercato secondario. Lo riferiscono fonti finanziarie mentre Deutsche Bank riferisce che la Bce è l’unico comrpatore veramente attivo sul mercato. ”Al momento l’unico vero compratore (di carta italiana) è la Banca centrale europea” scrive in una nota di ricerca Jim Reid, strategist di Deutsche Bank.

I leader del G20 discuteranno anche dei mille miliardi che il Fondo Monetario Internazionale dovrebbe destinare a Roma e Madrid. Le risorse dell’Fondo guidato dalla francese Christine Lagarde dovrebbero, devono uscire dal G20 accresciute di centinaia di miliardi rispetto: l’attesa del mercato è già così alta che un eventuale fallimento del G20 potrebbe causare un nuovo collasso dei prezzi e un tracollo delle borse dopo il martedì nero del primo novembre.

Francia e Stati Uniti hanno subito trovato ”un punto comune” da inserire nel comunicato finale del G20 sulla tassa delle transazioni finanziarie fino a ora fortemente osteggiata da Washington.

L‘Fmi è c”hiamato a contribuire a un’ordinata risoluzione delle tensioni nell’economia globale e i suoi membri devono essere pronti a un’azione ampia”, ha detto Lagarde. I leader di Francia e Germania, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, vedranno nel pre-vertice Silvio Berlusconi e lo spagnolo (dimissionario) José Luis Zapatero per parlare proprio di un possibile aiuto del Fondo.

La Russia e gli Stati Uniti si sono detti pronti a fornire aiuto finanziario ai membri dell’eurozona attraverso l’Fmi, e Mosca ha annunciato di poter investire fino 10 miliardi di dollari. Anche l’India, pur escludendo al momento un contributo diretto, si è detta decisa a sostenere ogni azione multilaterale per disinnescare la crisi del debito nell’Eurozona, chiedendo al Fondo Monetario Internazionale di giocare un maggiore ruolo per stabilizzare i mercati. Anche il Brasile, con la presidente Dilma Rousseff, sarebbe pronto a mettere nuove risorse nell’Fmi solo se al suo governo sarà concessa una quota più ampia e più diritti di voto nel board del Fondo stesso.

Ma non sembra dello stesso avviso la Cina.  Ieri  il presidente cinese Hu Jintao ha messo le mani avanti: “E’ in primo luogo l’Europa a dover risolvere il problema dei debiti sovrani”. E secondo quanto riporta l’agenzia ufficiale Nuova Cina, durante una cena di lavoro con il presidente francese avrebbe detto che la Cina ”ritiene che l’Europa abbia la saggezza e la capacità necessarie” a risolvere la crisi in corso.

Sul vertice pesa soprattutto l’annuncio del premier greco George Papandreou di indire per dicembre un referendum per chiedere ai greci se vogliono restare nell’euro, accettando le misure rigorosissime di austerity decise dal governo, o tornare alla dracma. Oggi Atene ha fatto sapere di disporre di liquidità solo fino a metà dicembre.

Dopo l’annuncio del referendum, appreso da Bruxelles come una spiacevole sorpresa, senza alcun preavviso, Unione europea e Fondo monetario internazionale hanno deciso di bloccare gli ulteriori aiuti destinati alla Grecia. L’Europa aiuterà Atene, è il messaggio di Francia e Germania,  solo se questa rispetterà gli impegni presi con grande fatica lo scorso 27 ottobre.

Papandreou si mostra fiducioso: “I greci sono saggi e sapranno prendere la decisione giusta”, dice il premier, confidando che ci sarà ”largo consenso” al referendum e che gli impegni saranno rispettati. Il nodo del voto, riconosce anche Papandreou, è oramai la permanenza o meno del paese nell’euro. Per questo il voto sarà con ogni probabilità indetto il 4 dicembre, in modo da congelare e non far saltare la sesta tranche degli aiuti internazionali che avrebbe dovuto essere erogata entro fine anno. Un cambio della tempistica (in principio Atene voleva chiamare alle urne i cittadini a gennaio) accolta con favore anche dall’Fmi.

Ma Sarkozy e Merkel, ormai i due leader effettivi dell’Ue, sono stati chiari: “La priorità è l’euro, non la Grecia“. Dello stesso parere il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker: meglio se Atene resta nell’eurozona, ”ma non a tutti i costi. Abbiamo fatto notare a Papanreou – ha detto in un’intervista alla emittente televisiva ZDF -, senza tuttavia fargli un vero rimprovero, che il suo comportamento è sleale”.

”Noi vorremmo che la Grecia restasse, ma non ad ogni costo”, ha continuato Juncker, secondo il quale Atene deve onorare gli impegni. L’uscita di Atene  dalla moneta unica non è lo ”scenario da prediligere”, ma bisogna essere ”assolutamente preparati” a questa evenienza, secondo Juncker. ”Non possiamo andare avanti in modo permanente sulle questioni greche come se fossimo sulle montagne russe dobbiamo sapere dove tutto questo porterà”. Papandreou ha chiarito che il referendum porrà alla cittadinanza una domanda secca su se restare o no nell’eurozona, ha ribadito il presidente dell’Eurogruppo. ”Questo lo ha accettato”, ha detto Juncker. ”L’Eurogruppo però – ha concluso Juncker – avrebbe voluto essere informato già nei vertici europei precedenti del referendum in programma”.