Conti in tasca ai Comuni: come fanno senza Ici? Si rifanno con multe e rifiuti

Pubblicato il 26 luglio 2010 12:30 | Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2010 12:30

C’è chi investe in energie pulite, chi fa impianti sciistici per la stagione turistica, chi invece si accanisce sulle multe agli automobilisti. In tempi in cui i trasferimenti dallo Stato centrale vanno sempre più a ridursi, ai Comuni non resta che ingegnarsi.

Per molte amministrazioni, soprattutto al Nord, le aziende locali sono una risorsa, come spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera. Brescia, nel 2008, con gli utili delle società municipalizzate ha incassato 84 milioni,  105 milioni Milano. Come Campione d’Italia anche Venezia può contare sulle entrate del casinò, che nel 2008 ha fruttato circa 190 milioni.

Ma questi sono casi isolati, nella stragrande maggioranza, invece, i Comuni semplicemente aumentano dove possono. Soprattutto le multe e le poche tasse che rimangono in mano locale.

Secondo uno studio condotto dalla fondazione Civicum, è Firenze con il record di introiti dalle multe: 134 euro nel 2007 per ogni abitante, per un totale di 47 milioni di euro. Roma con le contravvenzioni ha intascato quasi 320 milioni: 125 euro ad abitante, cifra che colloca i romani al secondo posto nella classifica dei più multati.

Sparita l’Ici (ma non quella sulla seconda casa che fa la fortuna di molti comuni), un’altra fonte di guadagno per le amministrazioni locali è la Trasu, la tassa sui rifiuti, l’unico tributo rimasto di una certa consistenza. Lo scorso anno la Tarsu è salita mediamente del 23,1%. Una stangata di quasi 30 euro per ogni cittadino, che invece di 127,6 euro ne ha dovuti pagare 157,1.