Tasse verità nei numeri: giù di un filo nel 2016, da 43,3 a 42,9% del Pil

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 23 novembre 2017 13:53 | Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2017 13:53
tasse-ansa

Tasse, la verità nei numeri dell’Ocse (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Tasse verità. Quella dei numeri. Verità che è assai difficile sentire nei comizi in piazza, nei talk show politici televisivi. Verità dei numeri che è di fatto rarissimo incontrare sui social. Verità dei numeri che svanirà del tutto in campagna elettorale. E poi questa minima verità dei numeri è anche un po’ fastidiosa, la gente non ci sta a sentirsi dire dai numeri che le tasse in Italia l’anno scorso, il 2.016, sono calate. Sia pure calate di un filo.

Tasse verità. Dei numeri e nei numeri forniti dall’Ocse (forniti mica solo per noi ma per una trentina di paesi, sarà bene precisarlo a scanso di obiezioni del tipo: numeri fabbricati per la campagna elettorale italiana). Numero che dicono come le tasse l’anno scorso in Italia siano andate giù di un  filo. Di un filo esile come lo 0,4 per cento del Pil. Ma giù, sono andate giù: dal 43,3 per cento del Pil al 42,9 per cento.

Un filo giù che non toglie l’Italia dalla condizione di uno dei paesi più tassati. Più tassati di noi ci sono la Danimarca (45,9 per cento del Pil), poi la Francia (45, 3 per cento). Poi il Belgio (44, 2 per cento). Quindi la Finlandia e la Svezia (44,1 per cento) .

Ma la Germania è meno tassata dell’Italia, paga al suo fisco il 37,6 per cento del Pil. In Usa poi le tasse pesano solo per il 26 per cento della ricchezza nazionale prodotta. In Messico, un po’ a smentire l’equazione meno tasse più benessere, le tasse sono solo il 17,2 per cento del Pil.

La media della tassazione nei paesi Ocse è del 34,2 per cento. L’Italia resta abbondantemente sopra. Soprattutto resta sopra la tassazione media di paesi concorrenti sui mercati internazionali quali la Germania appunto.

Ma almeno nel 2016 le tasse in Italia sono andate un po’ giù, giù di un filo. hanno visto abbassarsi le tasse anche gli austriaci e i neozelandesi. Hanno visto alzarsi le tasse gli olandesi e i greci.

In Italia, ricordano i numeri, le tasse erano appena al 24,7 per cento del Pil. Quasi venti punti percentuali in meno di oggi, un’enormità. Ma era il 1965, quando l’Italia incrementava la produttività e aveva appena iniziato a fare debito pubblico. Già, perché debito pubblico alto e alte tasse sono fratelli gemelli. Anzi sono la stessa sostanza economico sociale in confezioni diverse. Nel 2.005, prima della crisi, le tasse in Italia sono al 39,1 per cento del Pil. Il peggior anno è stato il 2.013 con il 44,1 per cento del Pil in tasse.

L’Ocse ci fa anche la cortesia non richiesta di dirci dove in Italia le tasse sono troppe rispetto agli altri paesi. Troppi in media i contributi per la previdenza, troppe tasse a finanziar pensioni. E troppe, troppissime se si potesse dire, le tasse locali. E troppe le tasse sul reddito, insomma l’Irpef. In media la tassazione sulla casa. Un filo sotto la media la tassazione sui guadagni finanziari. Sotto la media la tassazione su patrimoni e consumi. Su questi punti reazione più o meno unanime in Italia: l’Osce si faccia i fatti suoi.

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