Telecom, Antonio Catricalà: “Lo scorporo si può fare per legge”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 settembre 2013 15:13 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2013 15:28
Telecom, Antonio Catricalà: "Lo scorporo si può fare per legge"

Antonio Catricalà (Foto Lapresse)

ROMA – ”Se per scorporo della rete si intende separazione societaria questa si può imporre con una legge: quello che non si può fare è un esproprio senza indennizzo”. Lo ha ribadito il vice ministro alle Comunicazioni, Antonio Catricalà aggiungendo di sperare comunque che l’imposizione non sia necessaria. Il giorno dopo il passaggio di Telecom agli spagnoli di Telefonica, mentre il Parlamento chiede l’intervento del governo per salvare la rete, l’attenzione si sposta verso lo scorporo della rete, chiesto a gran voce da più parti.

”Spero di no” ha risposto Catricalà ai cronisti che, a margine di un’audizione al Senato, gli chiedevano se si andasse quindi nella direzione di imporre la separazione societaria. Per il viceministro, infatti, ”questa sarebbe una buona occasione per accelerare la procedura di separazione societaria con una governance indipendente”. L’eventuale imposizione della legge, ha spiegato Catricalà, potrebbe prevedere l’obbligo ”di dividere il servizio dalla rete telefonica”.

Sulla separazione della rete, Telecom ”non potrà cambiare il proprio atteggiamento nei confronti degli impegni già assunti, mobilitando autorità e Cdp per la definizione della nuova disciplina e dei necessari accordi”, ha spiegato Catricala, precisando che ”per il governo l’obiettivo resta prioritario e prevede una partecipazione significativa della Cdp non in funzione di sostegno o di aiuto ma come scelta imprenditoriale in un’attività profittevole”.

Gli spagnoli dovranno confrontarsi con noi – ha comunque assicurato Catricalà – non è che comprano una società e impongono le loro leggi”. ”Finora – ha aggiunto – i rapporti sono stati eccellenti e penso lo resteranno, bisogna trasformare quella che sembra una difficoltà in una opportunità”.

Infine, nel corso dell’audizione, Catricalà ha precisato che ”il governo è stato avvertito a cose fatte” in merito al riassetto Telco. ”Non sta a me – ha proseguito – esprimere un giudizio in merito a ciò che è accaduto nella notte tra il 23 e il 24 settembre nell’ambito di una Società totalmente privata. Certo è che fino a quella notte le scelte in campo riguardavano le opportunità che il Presidente Bernabè offriva alle società con lo specifico fine di incrementare le capacità di Telecom di investire, mantenere il proprio rating, e aggredire il mercato”.

Allora, ha concluso, ”prendendo atto della situazione che oggi si determina sta a noi fare in modo che i propositi originari siano valorizzati dal maggiore impegno dell’importante gruppo europeo nel settore telefonico italiano e trarre opportunità e vantaggi per il Paese da quella che oggi sembra alla maggioranza degli italiani solo un brutto epilogo di una sbagliata privatizzazione”.