Tfr in busta paga ma con stipendio di aprile (o giugno con gli arretrati)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Marzo 2015 11:50 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2015 11:50
Tfr in busta paga ma con stipendio di aprile (o giugno con gli arretrati)

Tfr in busta paga ma con stipendio di aprile (o giugno con gli arretrati)

ROMA – Tfr in busta paga ma con stipendio di aprile (o giugno con gli arretrati). E’ partita l’operazione Tfr in busta paga, ma bisognerà aspettare un altro mese, cioè lo stipendio di aprile, perché uno dei 12/13 milioni di dipendenti privati possa scegliere l’opzione di destinare la liquidazione maturanda (per altri 3 anni) subito nelle proprie tasche invece che ottenerla alla fine del rapporto di lavoro. Per Virginia Della Sala del Fatto Quotidiano un ritardo dovuto a dimenticanza.

Per la legge, entrata in vigore il 1 gennaio 2015, i lavoratori avrebbero potuto scegliere di ricevere il Trattamento di fine rapporto già a partire da marzo 2015, per un periodo che si estende fino a giugno 2018. Ieri, però, l’osservatorio della Fondazione studi del Consulenti del Lavoro ha fatto notare che, in realtà, chi si aspettava o desiderava riceverlo da questo mese, dovrà attendere ancora. Almeno fino ad aprile. Perché il governo sembrava aver dimenticato di pubblicare sia il decreto attuativo, sia il modulo per richiedere la liquidazione. (Virginia Della sala, Il Fatto Quotidiano)

In ogni caso il Dpcm con le istruzioni operative è pronto ed è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. Ora si firmerà l’accordo tra Tesoro, ministero del Lavoro e Abi (le banche) per garantire liquidità alle aziende interessate e agli istituti di credito che anticipano le quietanze del Quir (cioè i soldi direttamente in busta). Quindi la possibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato (una platea di 12-13 milioni) di far richiesta per un anticipo, ogni mese, del trattamento di fine rapporto si fa concreta, come previsto dalla legge di stabilità che l’ha introdotta in via sperimentale dal primo marzo 2015 al 30 giugno 2018.

La prima quota si potrà così avere nella busta paga di aprile. Opzione che però, al momento del suo lancio, non ha trovato grossi consensi tra i lavoratori stessi, a partire dal fatto – è stato lamentato – che questi soldi in busta paga saranno assoggettati a tassazione ordinaria (e non, quindi, a quella separata, più favorevole, prevista sulle liquidazioni di fine carriera).

Saranno comunque i lavoratori a scegliere liberamente se chiedere o no il Tfr in busta paga ai datori di lavoro, ma una volta presa la decisione sarà “irrevocabile” fino a fine giugno del 2018. Unico requisito per farlo è che abbiano una anzianità di almeno sei mesi presso lo stesso datore privato. Per le imprese non ci sono costi.

I consulenti del lavoro segnalano, però, il ritardo con cui si sono completate le operazioni, visto che “la legge prevede quale periodo oggetto di liquidazione quello che va proprio da marzo”: anche se il Dpcm andasse in Gazzetta ufficiale oggi – sostiene infatti la Fondazione – le aziende non sarebbero in grado di liquidare il Tfr già da questo mese, il processo mensile per la gestione della busta paga si è messo già in moto.

Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che consentirà di ‘sbloccare’ la possibilità di chiedere la quota di Tfr è stato registrato alla Corte dei Conti e pubblicato in Gazzetta Ufficiale con tanto di modulo per avanzare la richiesta alle aziende. Che avranno due possibilità: o erogare il Tfr il mese successivo alla richiesta del lavoratore in caso abbiano ‘in cassa’ i fondi necessari. Oppure (e qui interviene l’accordo che sarà firmato con l’Abi) dopo tre mesi dalla richiesta con tanto di arretrati. Quindi i primi Tfr, nel caso di domande avanzate nel corrente mese, arriveranno ad aprile oppure a giugno con gli arretrati.