Tfr in busta: sindacati e imprese sospettano fregature. I nodi: tasse e credito

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 ottobre 2014 14:21 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2014 14:21
Tfr in busta: sindacati e imprese sospettano fregature. I nodi: tasse e credito

Tfr in busta: sindacati e imprese sospettano fregature. I nodi: tasse e credito

ROMA – Tfr in busta: sindacati e imprese sospettano fregature. I nodi: tasse e credito. Le banche, se vogliono, possono usare i fondi della Bce destinati alle Pmi anche per ‘coprire’ il trasferimento del Tfr in busta paga. Mentre il dibattito sulla proposta avanzata dal premier Matteo Renzi comincia a raccogliere i primi sì – da Sergio Marchionne a Maurizio Landini (“però lasciamo decidere il lavoratore”) – a fare chiarezza sulla possibilità di usare i prestiti Tltro di Francoforte è il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, spiegando che “le banche sono libere” di decidere in che maniera impiegarli a patto che siano destinate alle Pmi. Il consigliere economico di Palazzo Chigi Yoram Gutgeld precisa comunque che “o si fa con questa legge di stabilità o non si fa più”. Più che un assist, quello della Banca d’Italia, una presa d’atto della situazione.

Il sindacato sospetta la fregatura.  Il Tfr in busta paga, invece, continua ad essere avversato dalla Cgil. «Leggiamo titoli davvero strani, come che in questo modo il bonus in busta paga diventerebbe di 180 euro» ha ironizzato il segretario Susanna Camusso facendo un chiaro riferimento ai concetti espressi dal premier Matteo Renzi alcuni giorni fa».

«Quelli – ha proseguito il leader sindacale – sono soldi dei lavoratori, e nessuno se ne appropri per dire che così ha aumentato le retribuzioni». Per la Cgil «ci sono molti problemi, compreso il fatto che viene sempre più il sospetto che sia un modo per trovare risorse di maggiore fiscalità invece che di restituzione ai lavoratori». (Michele Di Branco, Il Messaggero)

No delle imprese: chi gli farà credito a tassi inferiori a quelli del Tfr (rivalutazione e inflazione comprese)? Quello della liquidità per le piccole e medie imprese è uno dei nodi da sciogliere di una operazione “complessa” come sottolinea il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan perché coinvolge lavoratori, finanza pubblica via Inps, imprese e fondi pensione. Certo, osserva, le banche “possono essere coinvolte ma ora quel mercato attraversa ancora una fase nervosa perché devono finire gli stress test europei”. Anche il ministro dell’Economia guarda ad un possibile utilizzo dei fondi Bce.

Il punto di partenza, ribadisce il responsabile economico del Pd Filippo Taddei è che “questa ipotesi, se diventerà realtà, non dovrà sottrarre un euro alle imprese”. Ma per farlo bisogna mettere a punto un meccanismo per cui le aziende possano recuperare liquidità accedendo al credito “a tassi inferiori a quella che attualmente è la rivalutazione del Tfr” (attualmente la rivalutazione è fissata all’1,5% annuo fisso al quale si aggiunge il 75% del tasso d’inflazione).

Come si calcola il Tfr. Il Tfr corrisponde a circa una mensilità all’anno: si ottiene dividendo la retribuzione lorda per 13,5 e sottraendo la contribuzione dovuta all’Inps nella misura dello 0,5 per cento. Facciamo l’ipotesi che la retribuzione annuale per il 2013 sia stata di 20mila euro (traiamo l’esempio dal Sole 24 Ore). La quota di Tfr maturata 2013 al lordo del contributo Inps: sarà pari a 20mila euro diviso 13,5 = 1.481,48 euro.

La quota annua del contributo Inps (a carico del datore di lavoro) è pari a 20mila x 0,5% = 100 euro. La quota di Tfr per il 2013 al netto del contributo Inps sarà, quindi, data da 1.481,48 euro – 100 euro = 1.381,48 euro. Ogni anno il fondo accantonato deve essere rivalutato dal datore di lavoro sulla base degli indici Istat.