Tfr, Matteo Renzi: “In busta paga solo a chi lo chiede da febbraio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 ottobre 2014 9:03 | Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2014 13:23
Tfr, Matteo Renzi tira diritto: "In busta paga dal 2015"

Tfr, Matteo Renzi tira diritto: “In busta paga dal 2015”

ROMA – Tfr, Matteo Renzi: “In busta paga a chi lo chiede da febbraio 2015”. “Vorrei il Tfr in busta paga” già dal 2015 ma senza danneggiare le piccole e medie imprese. Per cui il provvedimento va studiato con attenzione anche sentendo i sindacati. A sorpresa Matteo Renzi torna sull’idea di rendere disponibili i soldi del Tfr ai cittadini nonostante il mare di critiche provenienti da destra e sinistra su un provvedimento che Confindustria vede come il fumo negli occhi.

Quelli del Tfr “sono soldi dei lavoratori” e “come accade in tutto il mondo non può essere lo Stato a decidere per lui. Ecco perché mi piacerebbe che dal prossimo anno i soldi del Tfr andassero subito in busta paga. Questo si tradurrebbe in un raddoppio dell’operazione 80 euro”, ha spiegato il premier su Enews. Il tutto proprio alla vigilia di una giornata chiave per il percorso del Jobs act.

Renzi sembra proprio voler giocare a tutto campo e aprirà la settimana probabilmente con un incontro con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan; mentre al Senato il ministro Poletti cercherà affannosamente la quadratura del cerchio del Jobs act incontrando senatori della maggioranza e del Pd. La minoranza dem infatti non molla e insiste sulle modifiche al provvedimento paventando fuoco e fiamme nel caso il Governo scegliesse la via della fiducia. Al contrario gli alleati di Ncd puntano i piedi ad ogni modifica del testo iniziale.

“Il lavoro è la nostra emergenza. Sui giornali grandi discussioni sul Jobs Act e sull’articolo 18. A tempo debito – ha spiegato oggi il premier difendendo il provvedimento – sarà bello spiegare cosa cambia per un giovane precario, per un cinquantenne disoccupato, per una mamma senza tutele. Ma ne parleremo prestissimo”.

Tira dritto Renzi, marciando a tappe forzate verso il vertice europeo di Milano di mercoledì al quale vorrebbe presentare il bottino grosso dell’approvazione in Senato del Jobs act. Ma sarà difficilissimo visto anche lo stallo delle Camere sulla nomina dei due giudici per la Consulta. Proprio martedì è prevista la diciassettesima votazione.

Intanto Renzi spiega la sua visione e replica alle critiche sull’idea di trasferire il Tfr in busta paga premettendo che “alla luce delle misure della Bce“, il sistema bancario ha notevoli riserve di liquidità. “La filosofia – ragiona Renzi – sembra essere protettiva: questi soldi te li metto da parte, per evitare che tu li “bruci” tutti insieme. Uno Stato-Mamma, dunque – osserva – che sottilmente fa passare il messaggio di non fidarsi dei lavoratori-figli. Io la vedo diversamente: per me un cittadino è maturo e consapevole. E come accade in tutto il mondo non può essere lo Stato a decidere per lui”.

Sul Tfr si vedrà presto, intanto Renzi non rinuncia a fornire un dato positivo: a febbraio il numero degli occupati è cresciuto di oltre 80mila unità. Martedì vedrà sindacati e parti sociali a palazzo Chigi e non rinuncia a un po’ di ironia scherzando sulla sua disponibilità: “Quando martedì presenteremo alle parti sociali la proposta” sul Tfr “riapriremo persino la sala verde di Palazzo Chigi, quella degli incontri coi sindacati, si vede che sto invecchiando”.