Tfr, metà in busta paga. Camusso: “Soldi nostri”. Confindustria scettica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 settembre 2014 10:59 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2014 10:59
Tfr, metà in busta paga. Camusso: "Soldi nostri". Confindustria scettica

Tfr, metà in busta paga. Camusso: “Soldi nostri”. Confindustria scettica

ROMA – Tfr, metà in busta paga. Camusso: “Soldi nostri”. Confindustria scettica. L’ipotesi di trasferire il 50% del Tfr in busta paga può essere un’operazione su cui “volontariamente i lavoratori decidono, però poi nessuno dica che è un aumento e allora non si rinnova il contratto”. Così il segretario della Cgil, Susanna Camusso, a Porta a Porta. Assai più prudente la Confindustria: “E’ una situazione complessa. Bisogna vedere quale drenaggio in termini di liquidità ci sarà sulle imprese”, ha detto il presidente dell’organizzazione degli industriali Squinzi.

Mentre è partito il conto alla rovescia per il varo della legge di Stabilità, torna in campo anche una ipotesi più volte presa in considerazione anche dai precedenti governi.  Al Tesoro, in ogni caso, questo tema non sarebbe ancora mai stato affrontato. “Mai sentito parlare di Tfr” dice il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, mentre il viceministro Morando precisa di “non aver studiato la proposta”.

Un tesoretto per rilanciare i consumi, per finanziare la previdenza integrativa, per fare fronte alle difficoltà nei casi di perdita dell’occupazione, per comprare la casa: il Tfr, detto anche liquidazione, viene di volta in volta chiamato in causa dai Governi come la soluzione possibile di fronte alle difficoltà dei conti pubblici e i problemi delle singole persone.

Ma qualsiasi spostamento di questo flusso (tra i 25 e i 26 miliardi l’anno) ha un impatto consistente sull’economia. E’ chiaro che l’eventuale inserimento di una parte del Tfr maturando in busta paga rilancerebbe i consumi ma causerebbe una perdita di liquidità per le piccole aziende (fino a 50 dipendenti si tiene in azienda se il lavoratore decide di non versarlo al fondo integrativo).

Inoltre disponendone anno per anno il lavoratore rinuncerebbe a una parte della pensione integrativa futura nel caso abbia optato per il fondo integrativo e a una parte della liquidazione se invece l’ha lasciato in azienda. Altro tema è quello della tassazione perché il Tfr in busta paga probabilmente avrebbe una tassazione più elevata rispetto a quella che si avrebbe alla fine del rapporto di lavoro.