Tim, Cda nomina Luigi Gubitosi amministratore delegato e direttore generale. Vivendi pronto a impugnare delibera

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 novembre 2018 21:32 | Ultimo aggiornamento: 18 novembre 2018 21:53
Tim, Cda nomina Luigi Gubitosi amministratore delegato e direttore generale

Tim, Cda nomina Luigi Gubitosi amministratore delegato e direttore generale

ROMA – Il cda di Tim ha nominato Luigi Gubitosi amministratore delegato e direttore generale del gruppo telefonico, così come era stato indicato dal Comitato Nomine e Remunerazione. Commissario straordinario di Alitalia, ex dg della Rai ed ex ad di Wind, Gubitosi prende il posto di Amos Genish, sfiduciato martedì scorso a maggioranza del Cda.

Gubitosi è stato eletto con nove voti a favore su quindici. Per il commissario straordinario di Alitalia, che in consiglio si è astenuto, si sono espressi tutti i consiglieri eletti nella lista Elliott. Contrari invece i cinque rappresentanti di Vivendi. Già nel comitato nomine in mattinata era passata a maggioranza la proposta di Gubitosi, con i voti contrari dei due rappresentanti del gruppo francese, Michele Valensise e Giuseppina Capaldo.

E’ la prima volta che, nella pur tormentata storia del gruppo, un a.d viene scelto senza un consenso unanime. E non si escludono ulteriori avvitamenti, con la possibilità che Vivendi, che ha contestato l’iter di nomina, possa impugnare la delibera del cda, anche alla luce di alcuni pareri legali contrastanti che avrebbero messo in dubbio la compatibilità di Gubitosi.

Il cda di Tim, conferma una nota della società, “condivisa la raccomandazione del Comitato Nomine e Remunerazione” e “con decisione assunta a maggioranza è stato confermato l’assetto delle deleghe in essere”. In particolare al presidente sono state conferite “le attribuzioni da legge, Statuto e documenti di autodisciplina”, all’Amministratore Delegato “tutti i poteri necessari per compiere gli atti pertinenti all’attività sociale, ad eccezione dei poteri riservati per legge e Statuto al Consiglio di Amministrazione” e al “Responsabile di Security Stefano Grassi, la delega temporanea in qualità di Delegato alla Sicurezza”.

Gubitosi, conclude la nota, riceverà un trattamento economico corrispondente a quello già attribuito al suo predecessore, in linea con la politica di remunerazione di Tim.

Se lo scontro era scontato, vista la ruggine tra la media company francese e l’hedge fund americano, meno lo era l’intesa raggiunta dai dieci consiglieri della lista Elliott, che hanno rimediato al pasticcio delle divisioni sui nomi di Gubitosi e dell’ex responsabile per l’Europa di Fca, Altavilla, ricompattandosi alla fine sull’ex d.g della Rai. A favore del quale hanno pesato sia le precedenti esperienze in campo media e tlc che quella in aziende pubbliche, in una fase in cui Tim – rimosso Genish e svalutati gli avviamenti – sembra pronta a trattare con il governo la cessione del controllo della rete nell’ambito di una fusione con Open Fiber.

E proprio questa è la partita che si troverà a giocare da lunedì Gubitosi, che ora lascerà l’incarico di commissario di Alitalia. “Tim ha una grande storia ed un capitale umano da valorizzare per vincere la sfida del mercato, incrementare la generazione di cash flow per ridurre il debito ed esaminare con attenzione e velocità il progetto per la costituzione di una rete unica”, ha dichiarato Gubitosi lasciando il Cda.

Venerdì M5S ha presentato un emendamento al decreto fiscale per agevolare la fusione tra reti di tlc, prevedendo con una tariffa. che toccherà all’Agcom fissare, per remunerare il capitale investito. Sulla pubblicizzazione della rete “ci stiamo ragionando”, ha detto il vice premier Matteo Salvini, secondo cui “le infrastrutture strategiche per l’Italia” non devono essere più cedute “a potenze o compratori stranieri”. “Dove passano dati sensibili italiani io preferisco che ci sia controllo pubblico”. Una posizione che lo avvicina all’altro vice premier, Luigi Di Maio, e che miete consensi sia a destra – con Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia che dice sì alla “proprietà pubblica” – che a sinistra, dove l’ex sottosegretario alle comunicazioni, Antonello Giacomelli, giudica “coerente” con le proposte del Pd la direzione imboccata dall’attuale governo.

La cessione della rete vede invece fermamente contraria Vivendi, che accusa Elliott di voler fare soldi attraverso uno spezzatino. I francesi, che di Tim sono il primo socio con il 24% del capitale, hanno la possibilità di chiamare un’assemblea per riprendersi il controllo del Cda.

“Credo che le decisioni degli ultimi giorni non siano nell’interesse degli investitori e non rappresentino la base degli investitori. Ho chiesto di convocare l’assemblea al massimo entro inizio 2019”, ha detto lo sfiduciato Genish, anticipando quella che potrebbe essere la prossima mossa di Vivendi. “Sono molto triste per la compagnia e per il risultato della ultima settimana” ha aggiunto accusando “la politica” di aver “giocato un ruolo con successo” nel cambio al vertice.