Tim, Vodafone & co non vogliono pagare rimborsi in bolletta: chiedono “l’obbligo di richiesta”

di Riccardo Galli
Pubblicato il 19 Luglio 2019 9:43 | Ultimo aggiornamento: 19 Luglio 2019 9:53
Tim, Vodafone e Fastweb non vogliono pagare rimborsi in bolletta: chiedono "l'obbligo di richiesta"

Bollette a 28 giorni, come funzionano i rimborsi per Tim, Vodafone e gli altri (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Ultima linea di difesa: la richiesta di rimborso. ‘Nun ce vonno sta’ si direbbe a Roma per commentare la posizione degli operatori telefonici sui rimborsi da riconoscere, leggasi pagare, agli utenti. Soldi sottratti in modo ingiustificato – secondo sentenza del Consiglio di Stato e quindi ufficialmente – e soldi che gli operatori telefonici non vogliono restituire. Per questo sono pronti a dar battaglia.

La vicenda nasce dalla decisione di trasformare le bollette mensili in bollette da 28 giorni, artificio che garantiva agli operatori un mensilità extra ogni anno (una marea di denaro moltiplicando i mesi per il numero degli utenti). Artificio giudicato però irregolare da Authority e, appunto, Consiglio di Stato. Irregolare perché agli utenti non era stata data possibilità di scelta, come invece da norma dovrebbe essere quando c’è un cambio di tariffa, e soprattutto perché i mesi di giorni non ne hanno 28. Eccetto febbraio tre anni su quattro.

Come però tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, anche tra l’introduzione della ‘tariffa flash’ e le sentenze a tutela dei consumatori sono passati anni (un paio per l’esattezza). Anni in cui i vari operatori telefonici hanno incassato cifre che ora sono tenuti a restituire. O sarebbe meglio dire sarebbero…

Eccetto Wind 3, i big delle telecomunicazioni sono infatti prontissimi a dar battaglia, e anzi starebbero già organizzando una difesa che sembra ispirarsi al vecchio catenaccio calcistico nostrano. Linea Maginot di questa difesa il cavillo per cui gli utenti il rimborso lo dovrebbero esplicitamente richiedere. Più che un’idea nella testa degli operatori telefonici che affonda le sue ragioni nella pigrizia dei molti che non farebbero richiesta, nell’ignoranza di chi non saprebbe nemmeno della possibilità e nell’atavica lentezza di tutto quello che sa di burocrazia. Non solo.

Nel menù ci sono anche la volontà di Tim, che ha comunicato di poter dare i rimborsi standard solo tramite “strumenti conciliativi”. Vale a dire che agli utenti non basterebbe nemmeno richiederli, ma dovrebbero avviare una procedura di conciliazione. Procedura gratuita ma che richiede tempi e scartoffie. E poi le misure compensative, premi e gadget cioè al posto della vil moneta. Gli operatori le propongono anche se Agcom non ha mai approvato queste misure, che quindi formalmente non sono ancora “alternative” davvero ai rimborsi. Per gli operatori sì, per Agcom no, e quindi non ci sarebbe una rinuncia formale ai rimborsi, sul piano delle regole, per chi sceglie le “alternative” con tutte le conseguenze del caso.

Tutto questo nonostante Agcom, avendo appreso della volontà degli operatori, abbia già scritto loro che nessuna richiesta è necessaria. E non lo è perché questa non era indicata nella delibera originaria (quella che ha istituito i rimborsi); sottolineando, tra l’altro, che questo punto era già stato affermato in precedenti comunicazioni. Rimborsi che quindi, in quanto a diritto, devono essere automatici per tutti. Mosca bianca in questo panorama Wind 3. Unica che, chiaramente nella pagina web personale degli utenti, indica in modo trasparente l’alternativa: rimborsi attraverso lo storno in bolletta o misure compensative. (Fonte Repubblica).