Timida ripresa nel mondo del lavoro. Istat: il numero dei posti vacanti sale 0,1%

Pubblicato il 23 Giugno 2010 11:19 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2010 13:05

Una modesta ripresa che comunque fa sperare. Si muove il mercato del lavoro con le imprese che timidamente hanno ricominciato a cercare lavoratori. L’Istat ha calcolato che tra il primo trimestre di quest’anno e il corrispondente del 2009 il numero di posti vacanti ha segnato un +0,1%, e il tasso arriva così allo 0,7% (0,5% nell’industria, 0,8% nei servizi).

Ma abbastanza da far dire al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, intervenuto alla presentazione dei dati dell’Istat visto che si tratta della prima volta che queste statistiche vengono prodotte, che non si tratta di una ‘jobless recovery”. Le imprese cercano, e non sempre trovano perché, denuncia Sacconi, esiste un “disallineamento tra la domanda e l’offerta”. Disallineamento che alla lunga, ricorda il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, può tradursi in una cronicizzazione della disoccupazione: i disoccupati smettono di cercare ed entrano tra gli “scoraggiati”, quelli che non cercano più lavoro perché sono convinti di non trovarlo.

Per evitarlo, afferma Sacconi, occorre puntare con forza sull’offerta formativa. Ma questo non significa potenziare l’università, anzi. “Occorre spendere grandi risorse per colmare il disallineamento. Bisogna fare un’accurata ricerca delle vacancies, e formare i lavoratori in direzione delle richieste delle aziende. La sede giusta per orientare la formazione è il tavolo Stato-Regioni-parti sociali. Le risorse ci sono, e molte sono rimaste inutilizzate”.

Un progetto che non coinvolge l’università, anzi. “Le università hanno bisogno di una robusta razionalizzazione. E’ anche loro responsabilità se abbiamo un eccesso di offerta spesso dequalificata, un eccesso di segmentazione dei corsi di laurea”. Anche la formazione professionale però non è immune da pecche, ammette il ministro: “E infatti va rovesciata come un calzino, bisogna invertire il principio di base: non va fatta più per materie, ma per compiti. Vogliamo lavorare perché scendano i tassi di inattività con veri e autentici investimenti nella formazione che va rovesciata come un calzino perché sinora ha fatto solo la fortuna dei formatori. Il nemico da abbattere è la cronicizzazione della inattività magari accompagnata da un sussidio”.

In dettaglio, ha rilevato l’Istat, all’interno dell’industria nel primo trimestre di quest’anno rispetto al primo trimestre del 2009 si registrano incrementi dei posti vacanti di 0,1 punti percentuali nelle attività manifatturiere e di 0,2 punti percentuali nelle costruzioni. Nel terziario, i maggiori aumenti rispetto al primo trimestre del 2009 si sono verificati in un raggruppamento di settori che comprende attività immobiliari, professionali, scientifiche e tecniche, noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese): +0,3%, e nel trasporto e magazzinaggio (+0,2%). All’opposto, la più ampia riduzione su base annua ha riguardato i servizi di alloggio e ristorazione (-0,6 punti percentuali).

I dati dell’Istat comprendono tutte le imprese dell’industria e dei servizi con almeno dieci dipendenti. In questo senso, l’andamento di piccole e grandi imprese mostra qualche differenza, spiega Giovannini: “Nelle piccole imprese la caduta dell’occupazione è stata maggiore, ma adesso lo è anche il recupero, anche sotto il profilo dei posti vacanti”. I “posti vacanti” sono “quei posti di lavoro retribuiti che siano nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di diventarlo, per i quali il datore di lavoro cerchi attivamente un candidato adatto al di fuori dell’impresa interessata e sia disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo”.

Il dato sui posti vacanti, sottolinea il presidente dell’Istat, dà un’ulteriore conferma del fatto che “l’Italia ha agganciato la ripresa”, se associato ad altri risultati come quello sulla produzione industriale. L’istituto ha anche diffuso gli indici trimestrali delle ore lavorate per attività economica (al netto degli effetti di calendario) da dove si evince che nel quarto trimestre 2009 c’è una frenata nel decremento delle ore lavorate: nel quarto trimestre, infatti, si registra un -3,4% contro il -5,4% del terzo trimestre 2009.