Titoli di Stato, puntare su 3-5 anni. Rendono fino a 5%. Ma no vendita per paura

Pubblicato il 31 luglio 2012 12:16 | Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2012 12:16

Titoli di Stato

MILANO  – I titoli di stato italiani da comprare per fare un affare ci sono, e sono quelli a tre e cinque anni. Rendono tanto, tra il 3 e il 5% e presentano un tasso di rischio tutto sommato sostenibile. Ma non vanno venduti, magari per paura, prima della scadenza. Parola di esperti di finanza e di quotidiano, Il Sole 24 Ore, che in materia di spread, btp e fluttuazioni dei mercati ne sa più di altri.

Una condizione, in verità, c’è. Scrivono infatti sul Sole Vitaliano D’Angerio e Andrea Gennai che il ragionamento vale “se le cose dovessero andare per il verso giusto”. Ovvero se all’annuncio di Mario Draghi sulla Bce salva euro seguirà una strategia convincente nel Consiglio in programma giovedì e se quindi, la tempesta spread tornerà a calmarsi.

Gli esperti, però, non hanno troppi dubbi. Il debito italiano, comprato alle giuste condizioni, è un affare. Meglio puntare su titoli a scadenza media e breve. Cauti, molto cauti, sono per esempio alla Value Sim, società di investimenti di Torino: “Ai nostri clienti consigliamo di avere in portafoglio titoli di stato italiani con la scadenza massima di tre anni. Le probabilità di un default italiano in questo periodo temporale sono veramente basse”. Insomma nessun governo del dopo Monti sarà in grado di far precipitare l’Italia in meno di mille giorni. Prendiamola per una buona notizia. Anche perché il “dopo” non è un problema di una società che si limita a consigliare su cosa investire.

C’è anche chi consiglia di comprare titoli italiani a brevissima scadenza, i Bot a sei mesi. Non si tratta tanto di dubbi sul futuro quanto di una semplice considerazione istantanea: i rendimenti sono oggettivamente alti. Comprare qualcosa oggi significa incassare di più tra sei mesi rischiando pressoché nulla. Paolo Meneghelli di Cfo Solutions è chiaro: “Uno spread da 500 e oltre è un’ottima occasione di acquisto, ma è un’ottica da trader”.

Sempre Meneghelli invita alla cautela, ad aspettare il vertice di giovedì e lo stabilizzarsi della situazione: “Quando la tendenza sarà più chiara e consolidata (ovvero quando la Bce ricomincerà fattualmente con gli acquisti di Btp, ndr) allora potranno essere realizzate anche scelte strategiche”.

Ubs, invece, invita a puntare sui titoli a cinque anni, giudicati in questa fase più convenienti dei Btp a 10. Scrive il Sole:

“Se l’investitore ritiene che la situazione per l’Italia migliori e che lo spread possa arretrare stabilmente, è opportuno puntare sulle scadenze a cinque anni piuttosto che sulla parte della curva a 10. Nel caso di crisi infatti i titoli a scadenza più ravvicinata sono i primi a essere venduti in quanto di solito trattano a prezzi un po’ più alti”. 

Una tesi, quella Ubs,  sostenuta anche da Mauro Vittorangeli di AllianzGI Italy Sgr secondo cui è il titolo a cinque anni quello che ha avuto i danni massimi dalla crisi del debito. Di conseguenza, in caso di stabilizzazione dello spread, sarà quello che renderà di più. Sottinteso, quindi, è resistere all’idea di vendere per paura in un momento di attacco. Perché, sottolinea Vittorangeli.

“la gestione dei titoli di stato non è più come una volta e il rischio di perdite in conto capitale per chi non va a scadenza può essere considerevole”. 

Insomma, non vendere per paura e non vendere prima della scadenza. Soprattutto, tra le righe, Vittorangeli invita a fidarsi di Draghi che è “uomo di mercato” e quindi, se si espone “vuol dire che stanno studiando qualcosa”. Giovedì ne sapremo di più.