Finanza vende “salsicce” avvelenate: nuovo boom di titoli tossici

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 giugno 2013 13:38 | Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2013 14:20
Titoli tossici, banche ombra, strapotere dei mercati: finanza malata, torna rischio crisi

Titoli tossici, banche ombra, strapotere dei mercati: finanza malata, torna rischio crisi (Ap-LaPresse)

MILANO – La finanza torna a vendere “salsicce” avvelenate, in giro più titoli tossici che nel 2007. Strapotere della finanza rispetto all’economia reale, delle banche d’affari rispetto alle banche “normali”, della finanza ombra rispetto alla finanza ufficiali; e fabbriche di titoli tossici che lavorano a pieno regime e inondano il mercato di bond potenzialmente distruttivi. Questo 2013 assomiglia troppo a quel 2007, l’ultimo anno di bonaccia prima della tempesta dei subprime: ci sono tutti gli ingredienti e le premesse per una nuova crisi finanziaria. E gli unici cambiamenti sono stati peggioramenti.

Una documentata analisi di Morya Longo sul Sole 24 Ore li documenta: lo strapotere dei mercati finanziari rispetto all’economia reale è quantificabile nella cifra mostruosa di denaro che muovono: 740 mila miliardi di dollari, 20 mila più del 2007 e soprattutto 10 volte il Pil mondiale.

Più finanza e più derivati, quegli strumenti finanziari che Warren Buffett, speculatore, aveva definito “armi di distruzione di massa”, e che furono fra le cause della crisi. Bene: nel 2007 giravano derivati per un valore 596 mila miliardi di euro. Ora ammontano a 633 mila miliardi.

5 x 1000

E se quella che le Borse sono tornate ai livelli del 2007 sarebbe una buona notizia, non lo è il fatto che agli investitori è tornata la voglia di salsiccia, ovvero di “obbligazioni salsiccia“, meglio note come “titoli tossici”. Citando il Wall Street Journal, Morya Longo spiega che

JP Morgan e Morgan Stanley stanno tornando ad assemblare i Cdo sintetici (Collateralized debt obligations). Si tratta di quelle obbligazioni costruite impacchettando titoli di varia natura (mutui, bond aziendali, titoli vari), che nel 2007 sparpagliarono i rischi americani in giro per il mondo. Decine di Enti locali europei andarono vicini al fallimento per colpa dei Cdo. Persino un convento di frati italiano finì gambe all’aria per i Cdo. Ebbene: stanno tornando. Per un motivo desolante: siccome sono ad alto rischio e offrono buoni rendimenti, gli investitori sono tornati a chiederli. E le banche d’affari stanno pensando di riaprire le fabbriche.
Non solo. I fondi di private equity – secondo i dati calcolati da Advanced Capital per il Sole 24 Ore – sono tornati a strapagere le aziende che acquistano. In Europa per rilevarle sborsavano nel 2007 mediamente un prezzo pari a 9,7 volte il margine operativo lordo. Troppo, si diceva allora. Una bolla. Ebbene: oggi il prezzo medio delle acquisizioni in Europa è 9,5 volte il mol. Praticamente identico. Si è un po’ ridotto il livello di debito di queste operazioni, ma per il resto tutto è uguale. «La possibilità di ottenere credito per realizzare acquisizioni, i tassi molto bassi e le condizioni generali sono tornate simili a quelle del 2007», spiega Gregg Lemkau, co-responsabile M&A di Goldman Sachs. Eppure nel 2007 tutti giuravano che tale esuberanza non sarebbe mai tornata.
Per non parlare degli investitori che si indebitano per comprare azioni a Wall Street: sono tanti quanti nel 2007. Tutto sembra come nel 2007. Quelli che sembravano errori, oggi sono tornati “virtù”. Quelli che erano «titoli tossici», oggi sono «titoli con rendimenti appetibili».

Un paio di differenze con il 2007, però, ci sono: la prima è che le banche sono “dimagrite”, costrette a dieta da una regolamentazione più stringente che le ha rese più sicure ma anche meno propense ad erogare credito. E allora succede che chi cerca credito si rivolge alle “banche ombra“, allo “shadow banking” che si sta espandendo ai danni del sistema bancario ufficiale e regolamentato: è un agglomerato di titoli quotati fuori Borsa, fondi speculativi, veicoli strutturati e tutti i soggetti non bancari attivi sui mercati. Il Financial Stability Board nel 2007 valutava lo “shadow banking” in 62 mila miliardi di dollari. A fine 2011 era cresciuto fino a 67 mila miliardi.

La seconda differenza con il 2007 è che se scoppiasse una nuova crisi sistemica niente potrebbe fermarla. Se l’economia reale nulla può contro la finanza, perché quello che si produce vale un decimo della montagna di carta che si scambia sui mercati globali, gli Stati a combattere la crisi ci andrebbero con le armi spuntate e le scarpe di cartone: non hanno risorse, oberati dai debiti pubblici. In sei anni sono quasi raddoppiati: nel 2007 tutti i debiti sovrani ammontavano a 28.974 miliardi di dollari, nel 2013 sono arrivati a 50.731 miliardi.