Tornano i titoli subprime: accesso ai mercati anche per i ‘cattivi’ debitori

Pubblicato il 7 Settembre 2011 1:33 | Ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2011 10:00

NEW YORK – Vi ricordate la crisi finanziaria del 2006, quella scoppiata negli Stati Uniti legata ai mutui suprime? Ricordate poi, due anni dopo, la bancarotta della banca d’investimenti Lehman Brothers, seguito da quello delle società di mutui Fannie Mae eFreddie Mac, e della società di assicurazioni AIG? Bene: tutto questo potrebbe ripetersi.

Due articoli pubblicati dal Wall Street Journal e dall’Internationa Herald Tribune spiegano i rischi di quelli che sembravano gli anni del dopo crisi-2008, una delle peggiori del Novecento, spesso accostata a quella tragicamente celebre del 1929.

Secondo il quotidiano di Wall Street, la società di credito al consumo Springfeal Financial immetterà sul mercato 262 milioni di dollari in titoli che contengono i mutui subprime, cioè quegli stessi prestiti – in questo caso sugli immobili – che vengono concessi a soggetti che non possono accedere a tassi di interesse di mercato perché in passato hanno dimostrato di non essere in grado di ripagare i propri debiti. Insomma: prestiti ad alto rischio, sia per chi li concede sia per chi li riceve.

Ma secondo Standard & Poor’s, una delle tre maggiori agenzie di rating (insieme a Moody’s e Fitch) che detengono il 95 per cento del mercato, la  Springleaf Financial merita una tripla A.  Questi titoli obbligazionari, detti anche a “salsiccia”, contengono al loro interno prestiti, credit default swap ed altri titoli obbligazionari emessi da società veicolo, cioè create appositamente per emettere i titoli, e che hanno avuto in cessione le attività di garanzia.

Sono titoli a salsiccia perché il loro contenuto può essere tagliato in tranche a seconda del rischio associato ai debiti che compongono il titolo. Al rischio più alto sarà associato il tasso d’interesse più alto, per rischi minori il tasso d’interesse scende: in questo modo so ottengono ritorni elevatissimi. Nel caso in cui il parametro di riferimento sia il rimborso dei mutui il rischio che si corre è decisamente alto: se slittano i rimborsi, slitta la data di scadenza e ai creditori potrebbero non essere pagate le cedole.

Ma quella che quattro anni fa si dimostrò una delle crisi finanziarie peggiori derivò proprio dall’estendersi della crisi dei mutui subprime ai debiti sovrani, ora potrebbe riproporsi.

Dal 2007 il tentativo di salvare le istituzioni finanziarie, primo bersaglio del terremoto dei mercati, al netto dei progressi compiuti e delle riforme, ha lasciato enormi debiti pubblici, sia negli Stati Uniti sia in Europa. Nessuno affronta davvero il problema del mercato finanziario e immobiliare, la cui bolla ha fatto scoppiare il crac quattro anni fa.

Proprio dal peggioramento dei conti pubblici dei paesi industrializzati nasce invece l’ultima evoluzione della crisi, passata dai bilanci delle banche a quelli degli Stati, arrivando a colpire i più indebitati e/o sopraffatti dalla mancanza di risorse per far fronte alle esigenze di rifinanziamento. Sono caduti così sotto il peso della speculazione prima la Grecia, poi l’Irlanda e dopo il Portogallo.

Ora la linea di difesa dell’euro indietreggia fino a lambire Roma e Madrid mentre sull’altra sponda dell’Atlantico accade l’impossibile: gli Usa perdono la tripla A che hanno avuto da sempre. E’ come se il capoclasse venisse punito con una nota disciplinare. Responsabile della ‘bocciatura’  proprio Standard & Poor’s, la stessa agenzia che ha concesso invece la tripla A a Springfeal Financial

Dallo scorso febbraio i listini borsistici perdono oltre il 20%. La crisi però non riguarda appunto più soltanto azioni e banche, ma i titoli di Stato, con lo spread (cioè il differenziale tra il titoli di un certo Paese e il corrispondente Bund tedesco, preso come riferimento) diventato ormai termine di uso quotidiano.

La Banca centrale europea sta tentando di arginare la sfiducia su Bonos e Btp (i titoli pubblici decennali di Spagna e Italia): l’operazione “europea” era iniziata il 9 agosto 2007, quando la Banca centrale europea iniettò sul mercato 95 miliardi di dollari, dando il via a una fase di misure d’emergenza (seguita a stretto giro dalla Fed) e salvataggi con i soldi pubblici.

La crisi finanziaria, iniziata con l’implosione dei bond ‘subprime’ (garantiti da mutui ad alto rischio) e ben presto estesa alle banche (con il crac Lehman), arriva a coinvolgere il cuore de sistema economico, precipitando Usa ed Europa nella peggior recessione dagli anni Trenta a cui segue una ripresa lenta, irregolare, non sufficientemente sorretta da politiche economiche azzeccate in gran parte del mondo. Soltanto la Germania sembra aver imboccato la strada giusta.

Lo spettro di Lehman, scrive l’Internationa Herald Tribune, rischia di allungarsi sull’Europa. La Bce continua a comprare titoli di Stato, ma lo spread non smette di crescere.

E adesso arriva anche la notizia che le grandi banche americane avrebbero avviato trattative con i procuratori federali per trovare un accordo per chiudere la causa per possibili scorrettezze collegate al mercato dei mutui. Secondo il Financial Times, vari istituti – tra cui Bank of America, JpMorgan, Wells Fargo e Citigroup – sarebbero pronte a pagare complessivamente miliardi di dollari, in cambio di una parziale revisione della loro responsabilità legale.

La causa in questione non è quella avviata nei giorni scorsi dalla Federal Housing Finance Agency, l’autorità federale che gestisce i giganti dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac, ma una precedente, relativa alle pratiche sui pignoramenti di case e ai cosiddetti “robosigner”, lavoratori che firmavano i documenti per la confisca di abitazioni senza avere adeguatamente esaminato la documentazione sulle foreclosure.

“La crisi aperta da Lehman Brothers ci ha insegnato che dobbiamo acquisire la capacità di permettere a tutte le istituzioni finanziarie, anche le più grandi, di fallire in maniera controllata”, ha affermato il governatore della Banca d’Italia e prossimo governatore della Bce, Mario Draghi.

Per Draghi, il fallimento controllato delle grandi banche significa mantenere le loro funzioni critiche per limitare l’impatto economico, scaricando su azionisti e creditori le perdite nel loro ordine di priorità. Oggi però questo è un percorso impossibile per una qualsiasi delle principali istituzioni finanziarie transfrontaliere.

E Lehman Brothers, ha ricordato il numero uno di via Nazionale, era piccola in rapporto alle istituzioni che dominano i nostri sistemi finanziari. Il governatore, che è anche presidente del Financial Stability Board, ha ribadito la necessità di essere “molto vigili” sulla trasparenza dei bilanci.