Angoscia per Tremonti e per l’Italia: “I bankers sono tornati, speculazione a piede libero”

Pubblicato il 10 Ottobre 2010 9:31 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2010 9:39

Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti

La speculazione è “a piede libero” per il ministro dell’economia Giulio Tremonti. E la colpa sarebbe dei bankers: “Se due anni fa non c’erano sono tornati”. Mentre Silvio Berlusconi si gode il suo week-end russo con Vladimir Putin, tra una passeggiata al lago e una chiacchierata sul South Stream, Tremonti è nella fossa dei leoni. Al termine di una giornata di lavori a Washington dei lavori G7 e del Fondo monetario internazionale, pensa al pericolo banchieri che minacciano la fragile tranquillità italiana in questa domenica di ottobre e non solo.

Quello di Tremonti è un pesante j’accuse contro i banchieri che sono di nuovo in gioco, affollano gli hotel di lusso e organizzano grandi pranzi. Cosa sta succedendo adesso? “I bonus, i derivati e tutto è agli stessi livelli di prima della crisi. Forse i bonus sono più alti”, dice Tremonti.

Il ministro è chiaro, non si riferisce agli italiani, ma ai “bankers”:  “Non parlo dei banchieri italiani ma due anni fa o un anno fa a Istanbul le grandi banche d’affari erano molto low profile mentre ora sono tornati i banchieri. Si è confuso tra ciclo economico e crisi, e nel gestire la crisi, scambiandola per un ciclo, si è fatta la scelta di salvare la speculazione che stava dentro le banche”,  spiega il ministro a conclusione dei lavori del Fondo monetario intenazionale.

Tremonti punta il dito contro i grossi istituti di credito e tira in ballo anche la sua grande preoccupazione, quella del debito pubblico. Cerca di nascondere questo fantasma, ma il titolare dell’Economia sa che l’Italia ha un debito altissimo, che non si può permettere di spendere perché c’è scarsa fiducia nei mercati internazionali. Proprio per salvare alcune grosse banche dalla crisi i debiti pubblici sono saliti, ricorda, ma poi precisa: “Non in Italia però”, e continua:  “Così non era avvenuto durante la crisi del ’29 quando i soldi pubblici erano stati utilizzati per salvare le imprese. Questa volta, invece, si è deciso di salvare anche la speculazione”.

Se ci siamo scrollati di dosso la polvere del crollo, per il nostro Paese è arrivato il momento di fare i conti con un “minor ottimismo” rispetto ad un anno fa. L’Italia non può ignorare l’appello del Fmi che chiede politiche oculate, risparmio di denaro per il risanamento del debito, dato che siamo “tra i paesi a rischio” a causa dell’”alto debito pubblico”. Insomma il Fondo monetario internazionale chiede di rifinanziare il debito emettendo titoli per il 20% del Pil.