Tremonti e Maroni: tre aliquote Irpef, e “scelte impopolari”. La risposta seria della destra

di Sergio Carli
Pubblicato il 14 Giugno 2011 14:30 | Ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2011 14:30

ROMA-Le tre aliquote Irpef che Tremonti vorrebbe ma che ancora non può. E le “scelte impopolari” che Maroni chiama a corredo e spiegazione della sua richiesta di “coraggio” al governo. Messe insieme, perché insieme vanno messe essendo conseguenza e condizione le une delle altre, costituiscono il tentativo di risposta seria della destra di governo alla crisi di consenso e alla ripetuta sconfitta elettorale. Messe insieme costituiscono il primo tentativo di messaggio e azione: il tempo di Berlusconi è ormai scaduto, non quello della destra.

Le tre aliquote Irpef di cui parla il ministro dell’economia: presumibilmente 20 per cento, trenta per cento e quaranta per cento. Cioè pagar meno di Irpef tutti. La parte sbandata e irresponsabile della destra di governo marcerebbe subito verso le tre aliquote e verso qualunque altra cosa che abbassi le tasse. Ma si muoverebbe come quelli che sulle carrette del mare, alla vista di una motovedetta di soccorso, si accalcano tutti su un lato della carretta e la fanno rovesciare in mare finendo per affogare anche loro. Basta guardare due o tre titoli di due pagine del Sole 24 ore di martedì 14 giugno 2011: “Atene, il peggior rating del mondo”…”Aumenta il rischio su valute e credito”… “L’ombra del default sugli Usa”…” Banche caute sui Treasuries per prepararsi al peggio”. E basta la nuova, fresca di giornata, cifra del debito pubblico italiano, 1.890 miliardi e spicci. Bastano per sapere che se si abbassano le tasse in Italia “a deficit”, cioè aumentando deficit e debito dello Stato, la barca si inclina, imbarca acqua, si rovescia e affonda.

Ma Tremonti e Maroni mostrano che non c’è solo la parte sbandata e irresponsabile nella destra di governo. Tremonti dice: tre aliquote e solo cinque tasse “non a deficit” e Maroni chiama il “coraggio delle scelte impopolari”. Che vuol dire? Vuol dire che il meno Irpef per tutti si può fare. Alla sola e unica condizione che tanti di quei tutti perdano privilegi, che il fisco sia meno amico delle tante corporazioni, che il nuovo fisco non si genufletta alla demagogia. In soldi e soldoni: per far pagare a tutti meno Irpef, e tra quei tutti ci sono soprattutto lavoratori dipendenti e aziende, i miliardi vanno trovati togliendo e tagliando assistenza, mance e indulgenze più o meno plenarie. Un esempio, solo un esempio: l’indennità di accompagnamento per l’invalidità oggi lo Stato la paga a chiunque, qualunque reddito abbia. E’ proprio giusto o non va pagata solo a chi ha reddito basso? Altro esempio, sono un altro: chi acquista una prima casa, anche se dispone di alto reddito, ha comunque agevolazioni fiscali. Vanno mantenute per tutti? Il fisco italiano è una fitta foresta di questi esempi, “fitta” da 150/200 miliardi. Disboscando lì si possono trovare i soldi e i soldoni per le tre aliquote, per il meno Irpef per tutti. Appunto, con il “coraggio delle scelte impopolari”.

Perché il “disboscamento” sarebbe altamente impopolare, capace di suscitare rissa e ressa, corsa di popolo e di categorie a prendersi solo il vantaggio delle tre aliquote e a gridare alla “macelleria sociale” se viente tagliato un ramo dell’albero di casa. Le tre aliquote che danno respiro e sollievo a salari e pensioni e al mondo delle aziende insieme al “disboscamento” della foresta delle esenzioni fiscali sarebbe mossa e progetto che contraddice e si scontra con la triade su cui è fondato il patto sociale, triade illustrata Ernesto da Galli della Loggia qualche giorno fa sul Corriere della Sera: privilegio, corporazione, demagogia. Sarebbe una riforma delle tasse e non un semplice taglio delle tasse e la società italiana in ogni sua componente è da decenni allergica ad ogni riforma anche se compatta nell’invocare meno tasse. Sarebbe un progetto, la ricerca di un blocco sociale, sarebbe una riforma di destra, della destra che prova a governare il presente e non solo a negarlo. Un metodo, una cultura, una pedagogia sociale e politica diversi e lontani dalla predicazione e narrazione di Berlusconi, quel Berlusconi che non ha caso ha perso l’iniziativa e quasi la parola.

Le tre aliquote di Tremonti e le scelte impopolari di Maroni sono il tentativo di una risposta seria, senza consenso garantito. Sono un abbozzo di riforma, riforma che in Italia è da tempo la vera “rivoluzione”.