Tremonti: “Riforma fisco entro 2013”

Pubblicato il 17 Gennaio 2010 10:46 | Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2010 10:46

Dopo le elezioni regionali si apre un periodo di tre anni di tregua elettorale, fino alla primavera del 2013, e quello sarà il periodo adatto per fare la «riforma delle riforme», quella del fisco.

Lo ha assicurato il ministro dell’Economia, Tremonti, in un’intervista al Sole 24 Ore, in cui ha spiegato che questo è stato il senso della «discussione» fatta con il premier Berlusconi. La riforma del fisco si farà «non in termini di speculazione elettorale o di avventurismo demenziale – prosegue Tremonti – ma in termini di vero riformismo». Il sistema fiscale italiano, secondo il ministro, è stato disegnato negli anni ’60 e da allora infinitamente rattoppato ma «riflette un mondo che non c’è più».

Il ministro ha aggiunto che sulla proposta di Enrico Letta di individuare 34 interventi «cacciavite» spera di riuscire a convincere l’esponente del Pd «che il cacciavite va usato per montare una macchina nuova non per stringere le viti di una macchina vecchia».

In sostanza, Tremonti afferma che «la riforma si finanzierà anche al suo interno, spostando il prelievo ed eliminando gli eccessi di complicazione». Quanto al metodo, sarà quello del confronto. «All’Aquila si terrà il coordinamento dei lavori – afferma Tremonti – si raccoglieranno carte ed idee, si ascolteranno tutte le istituzioni interessate» e poi precisa: «questo non è immobilismo o rallentismo ma positiva determinazione del fare».

Nell’immediato, Tremonti esclude la possibilità di una riduzione della pressione fiscale ma «non è affatto escluso che nel tempo a venire – dice – si possano aprire finestre di opportunità per riduzioni fiscali ma queste devono essere sottoposte al vincolo della disciplina del bilancio».

Tremonti, rispondendo alle critiche che hanno suggerito o un taglio delle tasse o un’uscita dal partito, incalza e afferma: «un conto è proporre di tagliare le tasse per 20-30 miliardi con un taglio ugualmente virtuoso e simmetrico della spesa per servizi e consumi intermedi delle Regioni. Un conto è uscire dall’astrattismo e proporre di tagliare le tasse con la macelleria sociale del taglio alla sanità».