La truffa dei “furboni del pannello”: 88 miliardi nelle bollette della luce

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 2 Febbraio 2011 17:48 | Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2011 17:48

ROMA – Quattro miliardi e quattrocento milioni da pagare ogni anno, per venti anni: totale 88 miliardi di euro distribuiti in comode rate bimestrali che ogni italiano trova nella propria bolletta della luce sotto forma di un “modico” sovrapprezzo del 10% circa.

Sì, avete letto bene: tutti paghiamo e pagheremo la  luce il 10% in più. In teoria per finanziare e “incentivare” le energie alternative, in particolare il fotovoltaico, i pannelli ad energia solare. In partica e purtroppo in realtà per distribuire soldi, tanti soldi ai “furboni del pannello”.  Il come e il perché ve lo spiegheremo ora, raccontandovi la “truffa del solare”. Truffa legale, per aggiungere la beffa al danno.

“La truffa del solare” affonda le sue radici nel 2007 quando al Governo c’era Romano Prodi che, all’epoca, su consiglio del Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, varò gli incentivi al fotovoltaico. In origine questa iniziativa nulla aveva della truffa e anzi era un provvedimento che mirava ad incentivare la produzione su scala privata di energia pulita dal sole. Il costo di questa operazione sarebbe stato di 652.5 milioni di euro all’anno che, moltiplicati per venti anni, avrebbe dato un conto di 13 miliardi di euro, 75 miliardi in meno di quello che siamo invece ora costretti a pagare. Succede poi che il Governo Prodi cade e a palazzo Chigi torna Berlusconi che nomina, come Ministro dello Sviluppo Economico, Scajola, quello che poi è stato costretto a dimettersi perché qualcuno gli aveva pagato casa a sua insaputa. Scajola trova i limiti voluti dal suo predecessore Bersani troppo stretti e li elimina. Cancella con tratto di penna il tetto di capacità produttiva posto a 1200 MW, destinato a generare 1.5 milioni di Mwh l’anno, e non ne fissa nessun altro. Il tetto di produzione conteneva, implicitamente, anche un tetto di spesa e chi lo ha eliminato o lo ha fatto senza accorgersene, e allora è un incompetente, o lo ha fatto scientemente.

Si arriva nel frattempo ad agosto dello scorso anno, Scajola si è dimesso e Berlusconi è diventato lui il Ministro per lo Sviluppo Economico. In questa veste approva una riduzione dell’importo per gli incentivi, vista la riduzione del costo d’impianto di un sistema fotovoltaico rispetto a quando era stato pensato nel 2007, tre anni prima, lasciandolo comunque a un livello più che doppio rispetto a quanto “incentiva” la Germania, ma non reintroduce nessun vincolo. Il conto, già a questo punto, è sensibilmente lievitato rispetto ai 650 e rotti milioni che prevedevano Bersani e Prodi ma, come spesso accade in questo paese, arriva un codicillo scritto piccolo piccolo che nasconde la “truffa”, il codicillo da tradizione è inserito in un decreto che poco o nulla ha a che vedere con il tema di cui tratta. Il decreto in questione è il cosiddetto “salva Alcoa”, dal nome dello stabilimento sardo di alluminio che rischiava la chiusura, e il codicillo stabilisce che il vecchio incentivo di 435 euro sarà esteso a tutti gli impianti installati al 31 dicembre 2010 compresi quelli che non sono allacciati alla rete elettrica nazionale. Per certificare l’avvenuta installazione basterà un’autocertificazione. Cioè lo Stato ti paga con i soldi delle bollette per produrre energia elettrica dal solare, ma anche se non la produci basta che dichiari di produrla e incassi i soldi.

In un paese scandinavo forse questo semplificherebbe le cose, ma in Italia, con l’autocertificazione fioccano le truffe. Da un’indagine a campione effettuata dall’Ufficio del Gestore dell’energia risulta infatti che oltre il 30% di quanti hanno dichiarato di aver un impianto fotovoltaico bello e finito ma ancora da allacciare alla rete mentono, e mentono per aver accesso a un contributo che non gli spetta, “e io pago” direbbe Totò. Nando Pasquali, alla guida dell’Ufficio del Gestore, si è visto costretto a chiedere aiuto niente meno che ai satelliti dell’Agenzia Spaziale Italiana per controllare gli oltre 200 mila impianti fotovoltaici presenti nel nostro paese visto che lui, con solo una settantina di squadre d’ispezione, non può ovviamente effettuare direttamente il controllo.

La nuova tassa sull’energia non è imputabile alla solita ampia schiera di italici furbacchioni se non in minima parte. La responsabilità va addossata al Governo e soprattutto a Silvio Berlusconi, che da Ministro dello Sviluppo, vi ha direttamente contribuito accogliendo nel decreto dell’agosto 2010 l’impostazione del capo dipartimento energia, Guido Bortoni, che aveva recepito la linea della lobby del fotovoltaico e che, da Presidente designato dell’Autorità per l’energia, nell’audizione di ieri alla Camera si pone il problema di come diminuire l’iniquità del prelievo sui consumatori a favore delle rinnovabili senza però indicare possibili soluzioni. Con le modifiche introdotte da questo Governo si è passati dai 1200 MW pensati in origine da Bersani ad oltre 7000 MW, e i 650 milioni sono diventati 3.8 miliardi all’anno a cui si aggiungeranno, quest’anno, altri 1500 MW che porteranno il costo dell’impresa a 4.4 miliardi annui, più del 10% dell’intera bolletta elettrica nazionale, il tutto per venti anni. Se non è una tassa questa…Tassa fatta di lassismo governativo, ideologia verde, abilità e prontezza dei “furboni del pannello” e disinformazione di chi paga la bolletta.