Tsipras, il piano: 7 mld da Fisco e contrabbando. I 20 mld sotto i materassi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 febbraio 2015 10:26 | Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2015 12:07
Tsipras capitola ma su Troika e tagli gioca a nascondino. 20 mld sotto i materassi

Tsipras capitola ma su Troika e tagli gioca a nascondino. 20 mld sotto i materassi

ROMA –Tsipras, il piano: 7 mld da Fisco e contrabbando. I 20 mld sotto i materassi.  E’ stasera il termine ultimo per la consegna del piano che il governo greco deve presentare ai partner europei: sarà composto da tre pagine, nelle quali accanto ai provvedimenti sociali non ci saranno scritti gli obiettivi in termini di conti, precisione riservata solo alle voci di entroiti (eventuali) come la lotta alla evasione fiscale e al contrabbando di idrocarburi e sigarette.

Secondo il piano messo a punto, in base a quanto anticipa la Bild, il governo greco intende ricavare dal contrasto al contrabbando della benzina 1,5 miliardi di euro; dal contrasto al contrabbando delle sigarette, 800 milioni; 2,5 miliardi dovrebbero arrivare con una patrimoniale per i greci più ricchi; e 2,5 miliardi da introiti fiscali arretrati.

Tsipras, dopo l’accordo parziale dove ha ottenuto solo un po’ di tempo, canta vittoria, ma non potrà dar seguito a tutte le promesse elettorali. Per dire, il taglio del debito non è stato nemmeno preso in considerazione, tanto meno una conferenza internazionale sul tema.

Il piano, sufficientemente evasivo per prolungare il confronto, conterrà un aumento dei salari minimi, una nuova patrimoniale sopra 300mila euro, l’abolizione della tassa sulla prima casa con esclusione delle sole grandi proprietà immobiliari. Tsipras oggi non si rivolge più all’odiata Troika, oggi divenuta le “istituzioni”, il famigerato “memorandum”, quello che impicca il Paese all’austerità imposta da fuori, non esiste più, sostituito da un più digeribile “programma”. Ma quando nel piano di Tsipras non ci sarà la riassunzione degli statali licenziati l’elettorato greco capirà che la piattaforma economica con cui la sinistra ha vinto le elezioni semplicemente non è applicabile.

Dopo meno di un mese di governo, molti annunci e un tour diplomatico nelle capitali europee, il bilancio di Tsipras e del suo ministro Yanis Varoufakis è il seguente: abbandonato il progetto di convocare una conferenza internazionale per tagliare il valore dei 315,5 miliardi del debito pubblico greco; archiviata l’idea di sostituire i bond in scadenza con altri a durata perpetua (se in mano alla Bce) o con il rendimento legato alla crescita del Paese (quelli dei governi e del Fmi); quasi respinta la richiesta di ridurre l’avanzo primario, cioè quanto resta delle entrate dello Stato dopo aver pagato le spese e prima del conto degli interessi sul debito, dal 4,5 all’1,5 per cento del Pil (l’Eurogruppo concede una non meglio definita flessibilità nell’ambito delle regole esistenti). (Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano)

Atene può ridurre il debito ma non lo farà. Ma il rischio default è strumentale. In effetti anche la Germania, che influenza le decisioni dell’Eurogruppo, utilizza strumentalmente la questione della solvibilità del debito greco e dei rischi di una Grexit (l’uscita dalla moneta unica) perché anche i mercati collaborano tifando per una soluzione condivisa e non traumatica. Specularmente Tsipras agito lo spettro di un effetto domino finanziario per ottenere più indulgenza sui conti. Secondo Landon Thomas sul New York Times, il debito greco è ampiamente sovrastimato in termini di rischi.

Seduto nel suo ufficio in cima al grattacielo di Morgan Stanley, Paul B. Kazarian, uno dei maggiori detentori di titoli greci, ha provato recentemente a persuadere una stanza piena zeppa di investitori che l’ammontare dei 318 miliardi di euro in debiti della Grecia ne vale sì e no un decimo. Quando si utilizzano standard di contabilità internazionali, “questo riduce il valore del debito” ha dichiarato. (Landon Thomas, New York Times)

Quando si dice che Atene in ogni caso non potrebbe ripagare il suo enorme debito, ci si scontra in realtà con prove empiriche contrarie piuttosto solide.

Atene sostiene che il programma di ripagamento del debito costringerà il governo a conseguire un cosiddetto avanzo primario (saldo tra entrate e uscite pubbliche prima del pagamento degli interessi) equivalente al 4,5% del prodotto interno lordo il prossimo anno e per un futuro indefinito. Cosa che, sostiene il nuovo governo, non è politicamente sostenibile.

Sciocchezze, ribattono i suoi creditori, tali obiettivi di bilancio non sono insoliti da raggiungere: nel suo bollettino mensile del giugno 2011, la Banca centrale europea citava ben quattro Paesi della zona euro che ci sono riusciti o addirittura hanno fatto megli nella storia recente: Belgio (1993-2004), Italia (1995-2000), Irlanda (1988-2000) e la Finlandia (1998 -2003). Anche la Grecia c’è riuscita, dal 1994 al 1999. In quasi tutti questi casi, i Paesi stavano comprimendo il debito per potere entrare nell’Unione Monetaria Europea. (Stephen Findler, Wall Street Journal pubblicato su Milano Finanza)

20 mld di euro sotto i materassi greci. Un altro articolo del Wall Street Journal ci segnala fra l’altro un dato che suffraga la tesi della solvibilità greca.

Atene può essere in pericolo di default, ma la Grecia è letteralmente inondata di cash, denaro contante. La preoccupazione per una possibile uscita dall’euro ha provocato il ritiro di più di 20 miliardi di euro negli ultimi mesi, dicono fonti ufficiali greche. Gran parte dei soldi è rimasto in patria, stipati nei gabinetti delle cucine, nascosti nei vasi da fiori e sotto i materassi.

I flussi dalle banche sono cominciati a dicembre scorso prima delle elezioni che hanno portato la sinistra a vincerle. Il ritiro del contante ha tagliato il deposito delle banche a 145 miliardi di euro dai 164 del tardo novembre, costringendo la Bce ad aumentare la quota emergenziale di liquidità  estesa alle banche greche. (Nektaria Stamouli, Matthew Karnitschnig, Wall Street Journal)